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Questa suora 99enne ha lavorato per sei papi!

MOTHER ARIBERTA

Gloria Tv

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 14/04/18

Madre Ariberta Burzio per 62 anni è stata la responsabile del magazzino da dove partono i doni del Vaticano per i poveri di tutto il mondo. Tra i pontefici conosciuti..ne ha avuto uno preferito

Ha avuto la fortuna di aver lavorato al fianco di sei papi. E dell’ultimo, Papa Francesco, pur non avendolo conosciuto personalmente, stringe tra le mani il rosario che le ha mandato in dono. Madre Ariberta – al secolo Iride Burzio – il 21 febbraio ha festeggiato a Borgo Sacco, un sobborgo di Rovereto, in Trentino, il suo 99esimo compleanno (L’Adige, 20 febbraio).

Lo ha fatto assieme alle sue 22 consorelle, le Francescane missionarie di Maria, una piccola ma vivace comunità che, nonostante l’età, continua a darsi da fare in via Zotti, a Borgo Sacco.

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Chi sono i sei papi

Madre Ariberta ha iniziato quindi sotto Pio XII, come collaboratrice di Suor Pascalina, ma poi ha continuato come diretta responsabile con San Giovanni XXIII, con il Beato Papa Paolo VI («era il mio Vescovo di Milano»), con Giovanni Paolo I e soprattutto San Giovanni Paolo II («quanti viaggi e celebrazioni!») e infine con Papa Benedetto.

Sì, Madre Ariberta ha lavorato con 6 Papi; o, come dice lei, «ho servito Cristo per sei volte nel Santo Padre».




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Il magazzino dei doni

Dal 1945 al 2007 per 62 anni ogni giorno ha aperto il portone del Magazzino Privato al Cortile di San Pio V e con due consorelle ha fatto di tutto e di più (Vita Trentina, 10 gennaio).

Aveva appena 23 anni, infatti, quando – a conclusione del noviziato fra le Francescane Missionarie di Maria – è stata inviata all’apposito ufficio al piano terra del Palazzo apostolico, dove vengono gestiti i doni indirizzati al Papa e poi “girati” ai poveri di tutto il mondo.

Ecco gli aneddoti più curiosi sui papi che la religiosa con molta lucidità tutt’oggi ricorda.

Un “Paese dei balocchi”

«Papa Giovanni – racconta Madre Ariberta a Vita Trentina – ci fece preparare dei pacchi dono con viveri, stoffe, ecc. per le famiglie dei dipendenti vaticani che avevano più di quattro figli».

Toccava a lei, d’Intesa con la Segreteria Particolare e la Segreteria di Stato, anche ricevere, mettere in ordine e destinare i doni che ogni mercoledì e in altre occasioni i fedeli offrivano al Papa: dai disegni dei bambini ai camion di panettoni per i poveri; dalle coperte per i disagiati al dolce destinato dal Papa ai chierichetti di San Pietro o ai piccoli del dispensario di Santa Marta; dai doni preziosi per i Musei Vaticani a quelli per la Sacristia pontificia, ecc. Monsignor Piero Marini – storico cerimoniere di san Giovanni Paolo II – sorridendo definiva il deposito dove confluiva di tutto con un’espressione da Pinocchio: “il paese dei balocchi”.




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Carico record di pacchi per Cuba!

Uno dei momenti più delicati era la preparazione dei pacchi regalo da smistare durante i viaggi del papa. «Preparavo assieme ad altre due consorelle gli scatoloni per i viaggi papali. C’era dietro un gran lavoro – ricorda madre Ariberta su L’Adige – a seconda di dove andasse, partivano assieme a lui vari doni, dai rosari alle medaglie commemorative dei viaggi, dai preziosi calici alle vesti sacre che il Papa poi lasciava in dono alle parrocchie povere. Non dimenticherò mai quanto era carico il volo papale diretto a Cuba nel 1998».




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“Casule” ricamate a mano

Tra le tante occupazioni di madre Ariberta c’era anche la preparazione e il confezionamento delle «casule», le vesti liturgiche per il Santo Padre. Le ricamava a mano, con minuzia di particolari.

«Paolo VI ci ringraziò per i camici leggeri che avevamo preparato per lui. E per lui abbiamo realizzato nel suo 50° di sacerdozio la famosa casula delle pecorelle»; quella indossata all’inizio di pontificato da Papa Giovanni Paolo II.

La madre ricorda anche quella con i disegni di Lello Scorzelli (l’autore della croce pastorale di Paolo VI) e tante altre realizzazioni ai tempi di Giovanni Paolo II.

Il suo pontefice preferito

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Archives CIRIC

Paolo VI, come racconta a Famiglia Cristiana (12 aprile), è stato il suo “preferito”: «Era stato il mio vescovo da ragazza a Milano», si scusa, prima di definirlo una persona «molto fine», discreta. Un giorno la invitò con le colleghe del “Magazzino” a partecipare a una Messa privata nella cappella papale per ringraziarle del dono di una casula finemente ricamata in occasione del 50° di sacerdozio.

«Dopo – sottolinea Madre Ariberta – ci salutò cordialmente ad una ad una e ci raccomandò di continuare a pensare al Signore, senza farsi prendere troppo dalle cose da fare. Quel suo sguardo fisso quando mi disse questo, non lo dimenticherò mai».

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