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La “questione sociale” per Papa Francesco

© TONY GENTILE / POOL / AFP
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Una raccolta degli interventi di Bergoglio sui temi economici e sociali in un libro fresco di stampa

Una raccolta ragionata e critica del pensiero di Papa Francesco nei confronti del problema della giustizia sociale, dei poveri, dell’economia. E’ questo in estrema sintesi il libro “Potere e denaro. La giustizia sociale secondo Bergoglio” (Città Nuova editrice) che Michele Zanzucchi,  ha da poco dato alle stampe. Un libro essenziale per quel laicato che volesse prendere seriamente il proprio ruolo di battezzati: essere il sale della terra, occuparsi della politica, aiutare gli ultimi e i penultimi. La sua è una denuncia forte e decisa della speculazione finanziaria, delle rendite che accentuano la distanza tra ricchi e poveri, della meritocrazia che schiaccia i piccoli, della globalizzazione che crea nuovi scarti e nuove schiavitù, del commercio delle armi e delle guerre che esso provoca.

Il libro è poi impreziosito da una prefazione firmata dallo stesso Bergoglio nella quale dice: «Spero che questa sintesi del mio pensiero, nella quale ritrovo pienamente quanto da me scritto e detto in questi anni, possa coscientizzare quanta più gente possibile e accelerare così il processo di giustizia ed equità nel mondo»

Sul Corriere della Sera è uscita uno stralcio di questa introduzione:

L’economia è una componente vitale per ogni società, determina in buona parte la qualità del vivere e persino del morire, contribuisce a rendere degna o indegna l’esistenza umana. Perciò occupa un posto importante nella riflessione della Chiesa, che guarda all’uomo e alla donna come a persone chiamate a collaborare col piano di Dio anche attraverso il lavoro, la produzione, la distribuzione e il consumo di beni e servizi. Per questo, sin dalle prime settimane del pontificato, ho avuto modo di trattare questioni riguardanti la povertà e la ricchezza, la giustizia e l’ingiustizia, la finanza sana e quella perversa.

Se oggi guardiamo all’economia e ai mercati globali, un dato che emerge è la loro ambivalenza. Da una parte, mai come in questi anni l’economia ha consentito a miliardi di persone di affacciarsi al benessere, ai diritti, a una migliore salute e a molto altro. Al contempo, l’economia e i mercati hanno avuto un ruolo nello sfruttamento eccessivo delle risorse comuni, nell’aumento delle disuguaglianze e nel deterioramento del pianeta. Quindi una sua valutazione etica e spirituale deve sapersi muovere in questa ambivalenza, che emerge in contesti sempre più complessi.

[…] L’attuale concentrazione delle ricchezze è frutto, in buona parte, dei meccanismi del sistema finanziario. Guardando alla finanza, vediamo inoltre che un sistema economico basato sulla prossimità, nell’epoca della globalizzazione, incontra non poche difficoltà: le istituzioni finanziarie e le imprese multinazionali raggiungono dimensioni tali da condizionare le economie locali, mettendo gli Stati sempre più in difficoltà nel ben operare per lo sviluppo delle popolazioni. D’altronde, la mancanza di regolamentazione e di controlli adeguati favorisce la crescita di capitale speculativo, che non si interessa degli investimenti produttivi a lungo termine, ma cerca il lucro immediato.

Uno strumento necessario in tempi di globalizzazione e mercatismo sfrenato come questi.

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