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Perché si dice “Ha più pazienza di Giobbe”?

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Gonzalo Carrasco (1859 - 1936)-PD

Aleteia - pubblicato il 12/04/18

Questo personaggio dell'Antico Testamento offre consolazione a chi attraversa delle tribolazioni

Si definisce patriarca un antichissimo capo religioso di Israele. Furono patriarchi, ad esempio, Noè, Abramo, Giacobbe, Isacco… Anche Giobbe è un patriarca, ed è stato considerato per molti secoli il massimo modello di pazienza prima di Gesù.

Cosa dice la Bibbia

Il profeta Geremia afferma che la terra in cui Giobbe nacque e visse (a sud-est del Giordano) era considerata una regione di grandi saggi e profondi pensatori. La Bibbia narra in questo modo la vicenda di Giobbe:
“C’era nella terra di Uz (a sud-est della Palestina) un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. Gli erano nati sette figli e tre figlie; possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù. Quest’uomo era il più grande fra tutti i figli d’oriente”.

“Si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro (i suoi figli). Giobbe infatti pensava: «Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore». Così faceva Giobbe ogni volta”.

“Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!»”.
“Il Signore disse a satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore. Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo»”.

“Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo». Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo». Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo»”.

“Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse:
«Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!». In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto”.

“Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo». Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!». Il Signore disse a satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita». Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!»”.

“Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?». In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra”.

“Nel frattempo tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui. Alzarono gli occhi da lontano ma non lo riconobbero e, dando in grida, si misero a piangere. Ognuno si stracciò le vesti e si cosparse il capo di polvere. Poi sedettero accanto a lui in terra, per sette giorni e sette notti, e nessuno gli rivolse una parola, perché vedevano che molto grande era il suo dolore”.

I tre amici iniziarono poi un dialogo in versi, dicendo ciascuno a cosa erano probabilmente dovuti quei terribili infortuni capitati al povero Giobbe. Trassero come conseguenza finale il fatto che doveva essere stato un grande peccatore, e che per questo Dio era in collera.

Giobbe rispose con forti esclamazioni che non era quella la causa delle sue disgrazie, che si era sforzato per tutta la vita di comportarsi in un modo che fosse gradito a Dio e aveva condiviso i suoi beni con i poveri. Disse che il suo desiderio di mantenersi puro era così sincero che aveva fatto un patto con i suoi occhi per non guardare donne giovani. E si diceva certo che un giorno con quegli occhi avrebbe visto il suo Dio.

Una conversazione con Dio

In un momento di particolare emozione, Giobbe arrivò a dire a Dio che gli sembrava che Nostro Signore avesse esagerato nel modo in cui farlo soffrire, e si chiese perché, essendo Dio tanto potente, si fosse concentrato su un povero miserabile come lui.

Dio allora intervenne e rispose a Giobbe che la creatura non deve chiedere conto al Creatore, e la voce di Dio iniziò una descrizione meravigliosamente poetica degli esseri che aveva creato, chiedendogli dove fosse lui quando Egli creava l’universo, il mare e gli animali che lo popolavano.

Dio descrisse poi l’imponenza del coccodrillo e del rinoceronte e l’astuzia degli animali selvaggi, chiedendo a Giobbe dove fosse mentre Egli creava tutti quegli animali visto che ora Gli chiedeva conto di ciò che faceva.

Giobbe si rese conto di aver fatto male a chiedere a Dio di rendergli conto e gli chiese umilmente perdono.

Dio riprese allora a parlare con voce gentile, e disse agli amici di Giobbe: “Prendete dunque sette vitelli e sette montoni e andate dal mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi; il mio servo Giobbe pregherà per voi, affinché io, per riguardo a lui, non punisca la vostra stoltezza, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe”.

Dopo di ciò, “Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima, avendo egli pregato per i suoi amici; accrebbe anzi del doppio quanto Giobbe aveva posseduto. Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo e mangiarono pane in casa sua e lo commiserarono e lo consolarono di tutto il male che il Signore aveva mandato su di lui e gli regalarono ognuno una piastra e un anello d’oro”.

“Il Signore benedisse la nuova condizione di Giobbe più della prima ed egli possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. Ebbe anche sette figli e tre figlie”. “In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe”.

“Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti di quattro generazioni. Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
antico testamentogiobbepazienza
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