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Il matrimonio è un continuo perdono reciproco

MAN, KISSING, WOMAN
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Non c'è gioia senza coraggio, dunque facciamo gli eroi e rinunciamo ad avere sempre ragione

Senza coraggio, non è possibile ricerca della verità, cioè non è possibile libertà. E, senza libertà, non è possibile alcuna felicità.
Il coraggio permette l’ottimismo. La mancanza di coraggio, la paura cronica, genera disperazione. Essere ottimisti non vuol dire pensare che andrà sempre tutto bene: è evidente che è un’idea stupida. Essere ottimisti vuol dire sapere che qualsiasi cosa ci accadrà saremo in grado di affrontarla.

Per quanto infinita possa essere la notte che mi circonda da tutti i lati, io sono e resto l’unico capitano della mia anima, è scritto nella poesia Invictus, non vinto, del poeta Henley: ha scritto i versi dal letto dell’ospedale dove gli avevano amputato una gamba per una dolorosissima tubercolosi ossea. Per i credenti è molto più facile. Noi siamo in grado di affrontare qualsiasi cosa se sappiamo che Dio sa cosa ci sta guardando e che avremo l’eternità intera per essere consolati.
Essere ottimisti vuol dire che, se c’è una possibilità, anche una su cento, di risolvere il problema, la troveremo e che sempre, qualsiasi cosa accada, avremo la forza di affrontarlo.

Essere ottimisti vuol dire sapere che potremo trovare vie per essere in equilibrio, anche se dovremo andare soli contro tutti. Anche se dovremo batterci. Ma ci batteremo senza odio, ricordando sempre che anche l’avversario è un fratello. Se sarà necessario morire per la nostra causa, lo faremo, ricordando che tanto, prima o poi, tutti siamo destinati ad andare nella luce, ricordando che, prima o poi, se la nostra causa è giusta, brillerà di luce sua.

Non c’è possibilità di gioia senza coraggio. E poi, alla fine, è molto più divertente morire per qualche cosa che vivere per nulla e lasciarsi scorrere addosso la vita, come l’acqua su un sasso.
Coraggio vuol dire la capacità di fare buoni propositi. Il più importante? Portare avanti le nostre famiglie. Per alcuni il compito sarà più dannatamente difficile, perché la malattia ha ghermito, oppure la povertà è in agguato, quella brutta, favorita da una tassazione sempre più pesante, da servizi sempre più pochi e sbrindellati. Persino la malattia e la povertà, però, sono meno infernali, della conflittualità permanente del litigio cronico, del “ma non ti rendi conto che dicendo così mi offendi” del “ma quanto puoi essere scemo/a”.

Qualsiasi famiglia resiste a qualsiasi cosa se c’è armonia al suo interno. Tanto più la barca è nella tempesta, tanto meno ci possiamo disperdere a fare risse nelle stive. Le nostre barchette sono nella tempesta. E noi le terremo a galla.
Prediamoci una battaglia, che sia la nostra per quest’anno e per quello venturo: manteniamo a galla la barchetta, manteniamo l’armonia all’interno della famiglia, anche a costo di cedere qualche volta, chissenefrega se una volta diamo ragione all’altro. Il matrimonio è basato su un continuo reciproco perdono. Qualsiasi convivenza è basata su un continuo reciproco perdono, altrimenti diventa l’inferno.

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