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Alfie Evans e ciò che l’amore impone ad una mamma e un papà

Alfie Evans e o pai Thomas
Alfie's Army Official
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Ai genitori è impedito, per ora, di portarlo altrove, ma Kate e Tom non desistono. L'"esercito di Alfie" li sostiene; seguiamo con apprensione gli sviluppi dell'intricato groviglio legale al di sopra del quale brilla la forza dei due genitori decisi a difendere la vita fragile e preziosa (non "futile") del loro bambino

Nell’intervista rilasciata ai colleghi di Tempi mostra con ancora più chiarezza le ambiguità e l’inaffidabilità dell’ospedale e di chi lo rappresenta:

E ora invece?
Ora è tutto in salita. Ma lo è anche per l’Alder Hey Hospital. L’ospedale, a mio avviso, ha dimostrato di non essere affatto un soggetto negoziatore affidabile e leale. A settembre fingeva di trattare con la famiglia e già tramava di adire le vie legali; la settimana scorsa, quando è intervenuto a favore di Alfie l’europarlamentare Steven Woolfe, sembrava essersi aperto uno spiraglio, mentre tutto era preordinato al fine di prendere tempo e distrarre l’attenzione sulle vere intenzioni. E ora con noi: avevamo ottenuto in sole 24 ore una nuova conferma del Bambin Gesù, e addirittura la possibilità di una second consulting da parte di un ospedale d’élite come il Besta (le strumentazioni diagnostiche di quest’ultimo Istituto sono rintracciabili solo nelle più prestigiose cliniche di Oxford), mentre anche in questo caso l’Alder Hey ha preferito tagliare corto e perseguire la via della morte certa, bluffando in modo plateale. Tutto molto strano e scorretto.

Il rapporto infranto tra ospedale e famiglia

Ora, chiunque di noi, soprattutto chi è genitore di bimbi piccoli, più ancora chi ne ha di gravemente malati, di quelle malattie che realisticamente non guariscono, salvo diversa decisione di Dio, non riesce a capacitarsi di come si possa arrivare a questi estremi: Kate e Thomas non sono accecati dall’illusione di poter avere un bambino normale, sono lucidissimi e vogliono ciò che il loro amore per quel figlio impone, cioè che sia curato al meglio e non venga loro sottratto.

Sul tema è intervenuto Emmanuele Di Leo, presidente di Steadfast Onlus, in continuo contatto con i genitori del piccolo Alfie. “Per poter accertarsi che la patologia sia realmente mitocondriale, Alfie dovrebbe essere stato sottoposto ai seguenti accertamenti: biopsia muscolare, la cui analisi biochimica può rilevare un deficit di complesso o altri deficit di funzionamento e ad indagini genetiche, fatte sul dna mitocondriale e/o sul dna nucleare”, afferma Di Leo. Che aggiunge: “Durante il dibattimento è stato detto che il personale medico è preoccupato per gli atteggiamenti dei familiari che rifiutano le loro conclusioni cliniche, quando in realtà la cosa più ovvia è che due genitori non vogliano che il loro bambino muoia per mano di un’azione omissiva e non per morte naturale”. (Interris, ibidem)

La cosa che fa orrore più di tutto è che nel dolore straziante ma vivibile, vi assicuro (in Cristo poi, diventa misteriosa offerta e si vive anche nella gioia, quella vera), per un figlio innocente malato venga spezzata la relazione di fiducia tra famiglia e medici e che questi, con la man forte dei giudici (sono arrivati fino alla CEDU, Corte Europea dei Diritti Umani gli Evans, alla ricerca di un soggetto forte e ragionevole. Respinti) ottengano la decisione unilaterale, arrogante e che si vuole inappellabile circa la fine della vita del proprio figlio! Perché la sua vita è “futile”.

Un plateale esercizio dell’eutanasia

E’ difficile parlare da lontano e senza sapere tutto ma qui non è solo un paventato rischio la deriva eutanasica, bensì un plateale esercizio. Togliere la ventilazione assistita con la dichiarata intenzione di porre fine alla sua vita è atto eutanasico. Meglio è atto omicida, sul debole. E l’ingiustizia più grave che avrebbe patito in questi mesi Alfie sarebbe la violazione della sua privacy?

15:16 Domande sollevate sui video e sui migliori interessi di Alfie
Il giudice Hayden chiede a Miss Roper, in rappresentanza del servizio di consulenza e supporto della Corte dei minori e della famiglia (CAFCASS), che si occupa dei diritti dei minori nei procedimenti giudiziari, per le sue opinioni sulle preoccupazioni che ha sollevato riguardo ai video di Alfie. Dice che non è chiaro chi fornisca questi video e potrebbero essere persone che non sono parte del caso. Dice che CAFCASS lo esaminerà e valuterà se è nell’interesse di Alfie. “È raro vedere una distribuzione così ampia di video in un caso come questo, in cui i video sono così intimi e sensibili per natura.” Il giudice Hayden dice che il padre di Alfie è l’ultima persona che avrebbe compromesso la sua privacy ed è a causa sua angoscia e confusione. (vedi link)

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