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Alfie Evans e ciò che l’amore impone ad una mamma e un papà

Alfie Evans e o pai Thomas
Alfie's Army Official
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Ai genitori è impedito, per ora, di portarlo altrove, ma Kate e Tom non desistono. L'"esercito di Alfie" li sostiene; seguiamo con apprensione gli sviluppi dell'intricato groviglio legale al di sopra del quale brilla la forza dei due genitori decisi a difendere la vita fragile e preziosa (non "futile") del loro bambino

Dalla cronaca dell’udienza dell’11 aprile a cura della Steadfast ONLUS

The judge is now offering his ruling
Mr Justice Hayden has now returned to the courtroom. “Alfie Evans has lived most of his short life in the public domain. “On February 20 I gave a conclusion after six days of evidence after which Mr Evans cross examined doctors with conspicuous skill and manifest sincerity. “But I came to the conclusion at the end of that hearing that Alfie’s brain had been so corrupted by mitochondrial disease that his life was futile.”

16: 51 Il giudice sta ora offrendo la sua sentenza
Il giudice Hayden è ora tornato in aula. “Alfie Evans ha vissuto la maggior parte della sua breve vita nel pubblico dominio. “Il 20 febbraio ho dato una conclusione dopo sei giorni di prove, dopo le quali il signor Evans ha esaminato i dottori con spiccata abilità e manifestando sincerità. “Ma alla fine di quell’udienza sono giunto alla conclusione che il cervello di Alfie era stato così corrotto dalla malattia mitocondriale che la sua vita era inutile.” (vedi post)

La situazione fino a ieri

Alfie Evans è quel bimbo inglese di 23 mesi ricoverato da circa 15 presso l’ospedale Alder Hey Hospital di Liverpool. Soffre di un disturbo neurologico degenerativo non ancora identificato, almeno era così fino a poco fa. Non aveva ancora una diagnosi certa, quindi, ma poteva già fare conto su una prognosi infausta, quasi (avverbio della libertà di Dio!) certa, perché indotta. Sembra proprio per domani, venerdì 13 aprile: domani saranno ritirati, scrivono, i supporti vitali. Così ha deciso il giudice, Hayden.

Il giudice Hayden ha concluso l’udienza dicendo che “come già affermato il 20 febbraio dopo 6 giorni di udienze, il cervello di Alfie è stato così danneggiato dalla malattia mitocondriale che la sua vita è inutile”. Quindi è così? Dopo il 20 di febbraio la diagnosi misteriosa si è fatta trovare? Riporta il sito InTerris con le parole di Emmanuele di Leo: “Quindi apprendiamo la vera natura della malattia del piccolo Alfie, dando per assodato che una tale dichiarazione indichi che dopo il 20 febbraio sia stata diagnosticata. Peccato che nella sentenza del giudice Hayden si leggesse che la malattia di Alfie era sconosciuta e mai riscontrata prima in altri pazienti, al punto da proporre di chiamarla la ‘malattia di Alfie‘”.(Interris)

I sospetti sulle gravi negligenze dell’ospedale sembrano tutt’altro che illazioni (vedi su La Nuova Bussola Quotidiano, che riporta anche servizi circostanziati di media inglesi)e ora, l’arrivo precipitoso di questa quasi diagnosi sembra voler rendere vana, anche agli occhi dell’opinione pubblica, un’altra più che legittima richiesta dei genitori presentata da chi li assiste legalmente: portare Alfie in altre strutture perché possa essere inquadrato dal punto di vista diagnostico e siano mantenuti i supporti vitali.

Dichiarava infatti il segretario dei Giuristi per la Vita, Filippo Martini solo ieri:

“I Giuristi per la Vita, su incarico dei genitori di Alfie Evans, avevano fatto pervenire la disponibilità di due ospedali (Istituto Besta e Bambin Gesù) per eseguire nuove valutazioni e (nel caso del Besta) indagini cliniche per una corretta diagnosi verso il piccolo Alfie, ferma la disponibilità di accogliere il paziente da parte del Bambin Gesù.
Le mail con le suddette disponibilità sono state inviate da me come Segretario dei Giuristi per la Vita il giorno 6 aprile, rispettivamente alle ore 12.46 e 15.56.
Il giorno stesso alle ore 17.44 uno dei legali dell’Alder Hey Hospital testualmente rispondeva: “I will take instructions and revert to you as soon as possible”. Ora, forse non si comprende il significato di “as soon as possible”, fatto sta che a tutt’oggi alcun riscontro è pervenuto né ai GpV, né agli ospedali italiani.”

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