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Il “prete hipster”: un giovane pastore rivoluziona le teste – e i cuori – in Colorado

FR PETER MUSSETT,HIPSTER,PRIEST
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Padre Peter Mussett porta il suo codino e il suo atteggiamento cool nelle strade di una delle città più secolari degli Stati Uniti

Josh Ivie può attestare l’efficacia di questo approccio. Quando era uno studente dell’Università del Colorado e pensava di diventare cattolico, padre Mussett era “incredibilmente diverso da quello che mi aspettavo”. Il tipo di persona e di sacerdote che era ha influenzato fortemente la decisione di Ivie e della moglie di entrare nell’RCIA, o Rito di Iniziazione Cristiana per Adulti, un programma di formazione per chi vuole diventare cattolico.

Ivie ricorda la prima volta che ha parlato con padre Mussett: “Ascoltava totalmente. Non stava preparando la prossima cosa da dire – era del tutto attento a quello che volevo dirgli. Passare da un mondo in cui ogni persona con cui interagisci vuole qualcosa da te a qualcuno che ascoltava completamente mi ha stupito”.

La Draftz ha la propria idea sull’approccio di padre Peter: “Devi amare le persone. Non puoi semplicemente entrare in quella cultura [di Boulder] e giudicarla e pensare al fatto che questi hippie amano solo l’ambiente e trascurano Dio”, ha affermato. “Se si assume un atteggiamento di giudizio non si raggiunge nessuno. Ma padre Peter ci riesce. È davvero un missionario nel senso che diventa uno di loro, e fa entrare la luce”.

Una volta stabilito un rapporto, tuttavia, come si fa a parlare di fede a chi non crede neanche a Dio? Il primo passo è non presumere di sapere cosa sta succedendo a una persona, insiste il sacerdote.

“La gente spesso dice ‘Sono spirituale ma non religioso’. In un certo senso bisogna abituarsi a non giudicare, alzare la bandiera rossa e dire: ‘Ecco un’altra stupidaggine’, ma permettere a una persona di essere davvero spirituale ma non religiosa. O non presumere che sia solo un modo per bloccare la conversazione. Ok, a volte è così; a volte le persone vogliono solo farla finita e smettere di chiacchierare. Ma molta gente dirà: ‘La mia cattedrale sono i boschi’. Una delle cose più difficili da fare è capire come permettere che sia un invito a intavolare una vera conversazione”.

A suo avviso, gli studenti coinvolti nella FOCUS e nel ministero di campus sono buoni esempi. Per via del rapporto che hanno intessuto, sono stati in grado di coinvolgere cinque atei in un ritiro tenuto di recente dalla parrocchia.

“Cinque persone che non credevano in Dio, che hanno un rapporto sufficientemente stretto con una persona e abbastanza interesse in quello che si stava muovendo nel loro cuore da essere disposti a offrire un intero weekend per partecipare a un ritiro con adorazione, confessione, Messa, interventi sulla necessità di Dio nella propria vita…”, si è meravigliato padre Peter. “Come si incontra qualcuno in modo tale da permettergli di essere se stesso senza doverlo far entrare in un progetto?”

È importante, ha aggiunto, avere la pazienza di permettere alle persone di essere quello che sono “ e allo stesso tempo avere il coraggio di condividere ciò che io sono realmente, e non cercando di offrire solo quello che penso risulterà loro attraente, ma condividere con loro la verità della mia vita… Penso davvero che sia fondamentale: non stiamo facendo proseliti, stiamo evangelizzando, che è la differenza tra pensare di poter offrire semplicemente una risposta a qualcuno nella sua vita e camminare con lui in quella vita, condividerla”.

Padre Mussett dice di sentirsi “davvero privilegiato” a trovarsi a Boulder “per portare la luce di Cristo ovunque Egli mi voglia condurre. Penso che Boulder, cosa piuttosto strana perché per molti versi è lontanissima dal Signora, sia un luogo in cui le persone possono accoglierlo al meglio”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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