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Il “prete hipster”: un giovane pastore rivoluziona le teste – e i cuori – in Colorado

FR PETER MUSSETT,HIPSTER,PRIEST
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Padre Peter Mussett porta il suo codino e il suo atteggiamento cool nelle strade di una delle città più secolari degli Stati Uniti

Ovviamente non tutti i sacerdoti assegnati a un campo di missione come Boulder devono farsi crescere un codino. Tutti concordano nel dire che padre Peter non sta cercando di essere una persona che non è solo per adattarsi agli abitanti della città. È semplicemente se stesso.

“La cosa divertente è che quando ero in seminario tutti pensavano che fossi di Boulder per il mio spirito libero”, ha dichiarato. “Mi piacciono tante cose, e penso che la gente riconosca la libertà in me. E quando le persone pensano a Boulder pensano alla libertà”.

Interpellato su un articolo recente che lo ha soprannominato “il prete hipster”, ha confessato: “Non mi importa se mi chiamano così, se è per la salvezza delle anime… È divertente”.

“In un certo senso, il modo in cui mi ritraggo è una cosa che voglio poter utilizzare di modo che chi forse non si sente a suo agio ad approcciare la Chiesa possa veder rimuovere un ostacolo perché assomiglio un po’ a qualcuno che conosce”.

Ciò che conta è quello che viene dopo l’incontro iniziale – come tratta le persone che conosce. Il sacerdote ha detto di essere stato fortemente influenzato da un filosofo del XX secolo, Dietrich von Hildebrand, di cui ha letto il libro L’Arte di Vivere su consiglio di suo fratello, professore di Etica.

“Il primo capitolo del libro si intitola ‘Reverenza’. Dietrich von Hildebrand definisce la reverenza come permettere uno stato per far sì che l’essere si riveli”, ha detto padre Mussett. “Io sono un artista. Mi piace disegnare, mi piace scolpire, amo fotografare. Ho anche studiato fotografia. Una delle cose che si imparano come fotografo è non vedere solo ciò che si vuole vedere, ma cosa c’è davvero. E ho imparato che nella mia anima c’era molta irriverenza nel modo in cui approcciavo il mondo”.

Quando era giovane, ha spiegato, pensava di dover essere in un modo particolare, che Dio dovesse essere in modo particolare e che la gente della sua vita dovesse fare lo stesso.

“E Dio ha fatto irruzione nella mia vita e mi ha quasi forzato la mano perché vedessi ciò che c’era davvero, non solo attraverso la mia formazione come fotografo, ma anche con la mia esperienza religiosa”.

Il sacerdote ha confessato di essere “felicissimo” quando riesce a “conoscere qualcuno nella verità di ciò che è. È il principio personalistico. Una persona non è mai semplicemente un mezzo per uno scopo, ma sempre uno scopo in sé. E allora essendo reverente nei confronti delle persone, permettendo all’essere di rivelarsi e non presumendo di sapere chi siano gli altri riesco a conoscere molte persone splendide”.

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