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5 lezioni sulla Domenica della Divina Misericordia da “Paolo, Apostolo di Cristo”

PAUL APOSTLE OF CHRIST
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Il film ci ricorda che la misericordia non è semplice come a volte pensiamo

Secondo: la Divina Misericordia ci rende liberi

Una tensione centrale nel film è quella tra Paolo e un oppositore romano di spicco che si infuria con l’apostolo quando questi non può promettergli un miracolo.

“Hai certi poteri ma dici di non avere un’autorità tua”, dichiara il romano. “Sembri più uno schiavo che un leader”.

“Tutti gli uomini sono schiavi di qualcosa”, risponde Paolo. “La domanda è ‘Di cosa?’”

È la domanda fondamentale della Domenica della Divina Misericordia, in cui Dio garantisce agli apostoli il potere di perdonare i peccati nel sacramento della Riconciliazione: “alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

Questo è il grande dono che ci ha procurato la Passione – questo dono del perdono che ci libera dalla schiavitù del peccato.

Ma notate quello che dice Gesù: alcuni peccati verranno rimessi, altri no. Ci sono molti modi per non rimettere i nostri peccati – renderli abitudini, non cercare di porvi fine, non confessarli mai. Ma c’è un unico modo per vederli perdonati – la Confessione, con il fermo proposito di emendamento per cambiare la nostra vita.

La Divina Misericordia ci libera, ma solo se usciamo dalla nostra gabbia.

Terzo: la Divina Misericordia implica le nostre opere di misericordia

Il film sottolinea che l’amore richiede qualcosa di più che seguire i comandamenti di Dio. Dobbiamo toccare gli altri.

“Ci riconosceranno da come ci amiamo”, dice San Paolo nel film, in cui si mette in contrasto l’azione guaritrice di Luca nei confronti degli altri, perfino i nemici, con l’antitestimonianza di Cassio, un ribelle.

Nel film, infatti, i cristiani si impegnano in tutte le opere di misericordia descritte nel Catechismo: “istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell’ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti… Fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna” (CCC 2447).

La vita di un cristiano di oggi non è diversa.

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