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Arcivescovo di Sydney: per i preti, meglio il martirio che la violazione del segreto confessionale

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© Götz Keller | CC (modified)
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Ma il premier del Nuovo Galles del Sud dice che la questione verrà affrontata a livello nazionale

Il Governo dello Stato australiano del Nuovo Galles del Sud sta cercando di implementare una serie di leggi relative all’abuso di minori in risposta al rapporto finale di un’ampia indagine sugli abusi perpetrati da membri delle istituzioni, compresi membri della Chiesa, diffuso lo scorso anno.

Tra le proposte che vengono considerate ce ne sono alcune che si applicherebbero ai sacerdoti, inclusa la regolamentazione o la negazione del segreto confessionale.

Il segreto confessionale è una serie di regole che impediscono ai sacerdoti di rivelare o commentare in qualsiasi modo ciò che si ascolta nel sacramento della Confessione. Il sacerdote che lo infrange viene scomunicato, e nella storia della Chiesa alcuni presbiteri hanno dato la vita piuttosto che violare questo segreto.

Alcuni membri del Governo affermano tuttavia che se un sacerdote ascolta una Confessione relativa ad abusi sessuali – da parte di chi li ha perpetrati o forse più spesso da parte della vittima – dovrebbe essere costretto a rivelare ciò che sa di questo crimine.

Il premier del Nuovo Galles del Sud, Gladys Berejiklian, ha affermato che la questione del segreto confessionale non sarà inclusa nelle nuove norme statali e che dovrebbe essere affrontata a livello nazionale. “Crediamo che vada al di là dei confini dello Stato”, ha dichiarato, sostenendo che “va equilibrata con quelle che la gente ritiene siano libertà religiose”.

La Chiesa sta prendendo sempre più posizione per combattere gli abusi sessuali ai danni dei bambini, anche in Australia, ma i leader ecclesiali continuano a sostenere che il segreto confessionale non può essere messo in discussione.

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