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Pillolo, l’ultimo ritrovato della triste favola moderna

MAN WITH PILL
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Le energie si sprecano per non farci mancare farmaci anticoncezionali, ma quel che manca davvero sono i bambini

di Marcella Manghi

Pillolo. No, non è il nome dell’ottavo nano, anche se la sua bizzarria sfida la più estrosa delle favole. È il soprannome della pillola anticoncezionale maschile; si chiama in realtà Dmau (dimetandrolone undecanoato) e potrebbe presto essere disponibile in tutte le farmacie. La prima fase di sperimentazione è andata a buon fine: la pillola non ha effetti collaterali ed è efficace contro le gravidanze indesiderate.

Mentre lo studio sullo sviluppo del Dmau veniva presentato nel corso dell’ultimo congresso di endocrinologia degli Stati Uniti, io ne parlavo con alcune amiche per testare l’impatto sul fronte femminile. Ne è uscita qualche perplessità.
Per cominciare: gli uomini si ricorderanno di prendere il farmaco, tutti — ma proprio tutti — i santi giorni? Pazienza che si dimentichino l’anniversario (che è qualcosa di astratto), ma conosco parecchi individui che non ricordano nemmeno dove hanno parcheggiato la Ford familiare la sera prima, figuriamoci una mini-pasticca più piccola di un tasto del telecomando.

E poi, una volta che lui assicura d’aver preso la compressina, ci sarà da credergli? Una donna è per forza onesta rispetto al suo comportamento, perché si sta giocando se stessa, il suo corpo e il suo futuro (“L’utero è mio e me lo gestisco io” ha una sua linearità di pensiero), ma… un uomo? E se mente? Bisognerà andare sulla fiducia reciproca, un bene che oggi è sempre più raro.
Non ultimo: la diminuzione del testosterone indotta dal farmaco provoca — ça va sans dire — un calo del desiderio. Ora: in un virile neo-sposo di ventisette anni, ci può anche stare (ammesso che stia bene all’interessato), ma cosa succede a un ultraquarantenne con alle spalle quindici anni di matrimonio e tre bambini piccoli che ancora piangono la notte?

“Può essere destabilizzante anche per una moglie, se lui si gira dall’altra parte nove notti su dieci: sarà colpa della pillola o dell’amante?” ha chiosato una mia collega. “Sai come andrà a finire di questo passo? Complice anche la diminuzione drastica di seme, vedrai che adesso si metteranno a… fingere anche loro”. Vabbè.
Quali siano i motivi che spingono la scienza a spendere fior di milioni per rendere accessibile la sterilità anche agli uomini, non mi è chiaro. C’è sotto un tema di parità fra maschi e femmine? In questo caso, mi rivolgo al sesso forte. Se proprio volete la parità, tenete presente che noi donne — quasi ogni giorno — partoriamo anche ben altro: pasti gemellari a pranzo e cena, pianificazioni familiari più precise di cesarei, pile di bucato stirato a cui si potrebbe dare un Indice di Apgar. I campi per andare in pari, vedete, non mancano.

Quelli che mancano oggi sono, in realtà, i bambini. Lo dicono i tassi di natalità in caduta libera, le percentuali in impennata di coppie sterili, i cortili vuoti dei condomini. Si tratta di capire ora dove incanalare le energie: se nel ricreare il duplicato di un farmaco o nel cercare il respiro di un individuo.

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