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Conferenza Episcopale Tedesca divisa: prove per l’intercomunione in Germania?

CARDINAL REINHARD MARX AND CARDINAL RAINER MARIA WOELKI
CARDINAL REINHARD MARX Photo By Antoine Mekary | ALETEIA - CARDINAL RAINER MARIA WOELKI Photo by Paul Zinken | DPA | AFP
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Il giorno dopo la chiusura dell’ultima assemblea plenaria dei vescovi tedeschi, il cardinal Woelki e altri sei pastori hanno fatto recapitare a Roma una lettera per denunciare un’imminente “fuga in avanti” della Conferenza

Contestualmente Giovanni Paolo II ribadiva che anche nella Ut unum sint, lettera enciclica dedicata all’ecumenismo era stato ricordato con gioia

che i ministri cattolici possano, in determinati casi particolari, amministrare i sacramenti dell’Eucaristia, della Penitenza, dell’Unzione degli infermi ad altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, ma che desiderano ardentemente riceverli, li domandano liberamente, e manifestano la fede che la Chiesa cattolica confessa in questi sacramenti. Reciprocamente, in determinati casi e per particolari circostanze, anche i cattolici possono fare ricorso per gli stessi sacramenti ai ministri di quelle Chiese in cui essi sono validi. Le condizioni per tale reciproca accoglienza sono stabilite in norme e la loro osservanza si impone per la promozione ecumenica.

Certo, onestà vuole che si ricordi – come abbiamo già fatto – l’orientamento precipuo del magistero giampaolino al dialogo con le Chiese orientali, e dunque la solo analogica trasferibilità di quelle disposizioni alle comunità ecclesiali carenti nella stessa dottrina sacramentale. Giovanni Paolo II riaffermava infatti i testi conciliari, al numero 58:

Dalla riaffermata comunione di fede già esistente, il Concilio Vaticano II ha tratto delle conseguenze pastorali utili alla vita concreta dei fedeli e alla promozione dello spirito d’unità. A ragione degli strettissimi vincoli sacramentali esistenti tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse, il Decreto Orientalium ecclesiarum ha rilevato che «la prassi pastorale dimostra, per quanto riguarda i fratelli orientali, che si possono e si devono considerare varie circostanze di singole persone, nelle quali né si lede l’unità della Chiesa, né vi sono pericoli da evitare, e invece urgono la necessità della salvezza e il bene spirituale delle anime. Perciò la Chiesa cattolica, secondo le circostanze di tempi, di luoghi e di persone, ha usato spesso e usa una più mite maniera di agire, offrendo a tutti tra i cristiani i mezzi della salvezza e la testimonianza della carità, per mezzo della partecipazione nei sacramenti e nelle altre funzioni e cose sacre».

Ma Marx faceva riferimento al Magistero «fino ad Amoris lætitia», e al numero 247 della Esortazione apostolica postsinodale di Francesco troviamo un accorto richiamo al numero 78 di Familiaris Consortio e al Direttorio per l’Applicazione dei Principi e delle Norme sull’Ecumenismo. Al numero 159 del Direttorio si legge infatti:

Poiché possono presentarsi problemi riguardanti la condivisione eucaristica, a causa della presenza di testimoni o di invitati non cattolici, un matrimonio misto, celebrato secondo la forma cattolica, ha generalmente luogo al di fuori della liturgia eucaristica. Tuttavia, per una giusta causa, il Vescovo diocesano può permettere la celebrazione dell’Eucaristia . In quest’ultimo caso, la decisione di ammettere o no la parte non cattolica del matrimonio alla comunione eucaristica va presa in conformità alle norme generali esistenti in materia, tanto per i cristiani orientali quanto per gli altri cristiani, e tenendo conto di questa situazione particolare, che cioè ricevono il sacramento del matrimonio cristiano due cristiani battezzati.

Qui si parla esplicitamente degli “altri cristiani”, ossia dei protestanti, ma si tratta espressamente della celebrazione del matrimonio, non della condivisione della mensa eucaristica. A tal proposito, difatti, il Direttorio stesso aggiunge subito dopo, nel numero 160:

Sebbene gli sposi di un matrimonio misto abbiano in comune i sacramenti del battesimo e del matrimonio, la condivisione dell’Eucaristia non può essere che eccezionale e, in ogni caso, vanno osservate le disposizioni indicate qui sopra, riguardanti l’ammissione di un cristiano non cattolico alla comunione eucaristica, e così pure quelle concernenti la partecipazione di un cattolico alla comunione eucaristica in un’altra Chiesa.

Tali disposizioni si riassumono, naturalmente, nella professione della fede cattolica quanto al sacramento eucaristico. Tutte cose che, a ben vedere, sembrano presenti nella proposta della Conferenza Episcopale tedesca (almeno stando al testo della conferenza stampa del 22 marzo). Penso di aver già esposto sopra alcune mie perplessità sul complesso della proposta. Vorrei però aggiungere anche degli elementi di valorizzazione, che a certe condizioni potrebbero risultare un corroborante al contempo per il primato romano, per la fede nell’Eucaristia e per il nesso tra i sacramenti nuziale ed eucaristico. Possibile?

I sacramenti dell’amore

Certo. So bene che vi sono scuole di pensiero canonistico e sacramentale che si spingono a dubitare che i matrimoni misti abbiano piena dignità sacramentale, ma bisogna pure riconoscere, in tutta onestà, che i documenti or ora citati affermano il contrario. E come potremmo scordare che Benedetto XVI aveva dedicato l’intero capitolo V della sua Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, del 2007, al tema “Eucaristia e Matrimonio”?

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