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Spiritualità

Tutta la nostra vita è un cammino verso una vittoria

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 05/04/18

I sensi di colpa ci inchiodano al Venerdì Santo, ma siamo cristiani perché la luce di Pasqua ha dissipato ogni paura

In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.
Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho».
Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».
Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno
e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni. (Lc 24,35-48)

«Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: ‘Pace a voi!’. Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: ‘Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho’. Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi». Per un’intera vita cerchiamo certezze, e quando il Signore ce ne dà qualcuna la nostra reazione è la paura e lo spavento.

Siamo così abituati alle cose negative che quando ci succedono quelle buone ci domandiamo immediatamente dove possa essere la fregatura, o quanto ci costerà tutto ciò. È una considerazione triste ma vera. Noi non siamo abituati alla Pasqua. Siamo allenati al venerdì Santo e quasi ci sentiamo più a nostro agio davanti al Crocifisso che davanti al sepolcro vuoto. Non è masochismo, è questione di sintonia.

Ci sentiamo più affini alla sofferenza di Cristo che alla Sua vittoria. Ci convinciamo che forse in fondo in fondo la sofferenza la meritiamo, e anche se non troviamo particolari motivi giustifichiamo sempre quel senso di colpa che ci risuona dentro. Eppure siamo cristiani in virtù proprio di una vittoria. Tutta la nostra vita è un cammino verso una vittoria. Una vittoria che passa attraverso tantissime sconfitte ma pur sempre una vittoria. Dobbiamo lasciarci evangelizzare da questa vittoria.

Dobbiamo tornare a farci evangelizzare dal bicchiere mezzo pieno. Dobbiamo ritornare a bene-dire la vita, cioè a dire il bene della vita, a sapergli dare spazio, cittadinanza. A saperlo valorizzare anche quando è in netta minoranza. Non è fuga dalla realtà ma tentativo di allargare il nostro realismo che molto spesso è sempre il realismo di ciò che non va. La Pasqua è permettere a questa luce di dissipare la nostra paura ormai abituale. La Pasqua è permettere a tutto il bene silenzioso della nostra vita di tornare ad avere voce in capitolo dentro di noi, dentro le nostre scelte.

#dalvangelodi oggi

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