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Dov'è stato Gesù tra la sua morte e la resurrezione?

PIETA

Public Domain

The painting depicts an encounter of two worlds, of heaven and earth. Two angels are present at Jesus’ body; one of them weeps over His death, while the other one assumes a prayerful pose. The man who seems to be talking to one of the angels and points to Jesus may be St. John. Grief-stricken, Mary unfolds her arms and looks heavenwards, seeking consolation from God. The traces of the Passion of the Lord are exceptionally realistic; we see not only the wounds inflicted by the nails driven through His body but bruises on the knees, a memory of Jesus’ falls under the cross. Anthony van Dyck painted this work in 1635 [Royal Museum of Art, Antwerp]

Felipe Aquino - pubblicato il 05/04/18

La Scrittura chiama “Dimora dei Morti”, Inferno, Sheol o Ade lo stato delle anime private della visione di Dio; sono tutti i morti, giusti o meno, in attesa del Redentore, ma il loro destino non è lo stesso, come mostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro, ricevuto “nel seno di Abramo”. Gesù non è disceso agli inferi per liberarne i condannati, né per distruggere l’inferno della condanna, ma per liberare i giusti, ricorda il Catechismo (§ 633).

La Buona Novella è stata quindi annunciata anche ai morti, come dice San Pietro (1 Pt 4,6). Questa discesa di Gesù agli inferi è il compimento, fino alla sua pienezza, dell’annuncio del Vangelo della Salvezza, ed è l’ultima fase della missione di Cristo, l’estensione della redenzione a tutti gli uomini di ogni tempo e ogni luogo.

San Giovanni ha detto che Cristo è sceso nel profondo della terra di modo che “i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata vivranno” (Gv 5, 25). In questo modo Gesù, “il Principe della vita”, è venuto “per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (Eb 2, 14-15).

Da questo momento, Cristo risorto ha potere “sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap 1,18), “perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2,10). Un’antica omelia di un autore greco sconosciuto, che la Chiesa ha collocato nella seconda lettura della Liturgia delle Ore del Sabato Santo, dice:

“Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti”.

Papa Giovanni Paolo II, parlando di questo mistero, ha affermato che “dopo la deposizione di Gesù nel sepolcro, Maria rimane sola a tener viva la fiamma della fede, preparandosi ad accogliere l’annuncio gioioso e sorprendente della resurrezione. L’attesa vissuta il Sabato Santo costituisce uno dei momenti più alti della fede della Madre del Signore: nell’oscurità che avvolge l’universo, Ella si affida pienamente al Dio della vita e, riandando alle parole del Figlio, spera nella realizzazione piena delle divine promesse”.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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