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Mamma allatta durante una partita: quanta (vera) libertà c’è nel ricominciare subito a lavorare?

SERAH SMALL

Milky Way Lactation Services | Facebook

Annalisa Teggi - Aleteia - pubblicato il 04/04/18

1. Sicuramente positivo dire che maternità non rima con rinuncia

In tanti ci dicono che l’Italia è un paese in crisi e che la natalità precipita. Ciascuno di noi conosce giovani coppie di «vorrei una famiglia, ma». Si è innestato questo pregiudizio per cui solo quando tutte le circostanze sono favorevoli e adeguate si può pensare a fare figli; senz’altro questo pensiero si basa su dati reali, un mobbing implicito (ma anche no) sull’essere schiavi delle leggi del lavoro che hai faticosamente trovato, se lo hai trovato.

Se non c’è lavoro non si può essere così folli da procreare (non si può davvero?). Quando dichiarai al negozio in cui lavoravo la mia prima gravidanza, fui licenziata due mesi dopo. Quando mio figlio compì tre mesi fui chiamata per una supplenza, fu dura ma il contratto statale mi permetteva di avere ore di allattamento. La stanchezza era tale che tuttora ho un buco di memoria di quegli anni, ma di certo non fu una pietra tombale.




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Ecco, la foto di Serah porta un messaggio buonissimo: non lasciamo che tutte le obiezioni, pur lecite, ci impediscano di realizzare una famiglia, tentiamo di screditare il pregiudizio per cui la maternità sia pari a una malattia invalidante per cui la donna diventa solo un peso morto a carico di qualcuno. Sì, lo so, viene da ribadire l’ovvio: una madre che mette al mondo un figlio sta dando il contributo economico più luminoso e proficuo possibile al suo paese. Però, oltre a questo fondamento, la donna non diventa una reietta dalla società inabile di qualsiasi altra cosa che non sia latte e pannolini.

L’esempio di Serah dice questo, che bisogna buttare il cuore oltre l’ostacolo, azzardare e provare. Tutto ciò che può essere la carriera o le attese di una donna non vengono tradite dalla gravidanza, ma accese di un’energia in più. Questo va detto alle giovani; non è vero che da madri non troverete più lavoro, dovrete trovare strade creative per conquistarlo ma non lasciatevi opprimere dalla cappa mortifera di chi vi vuole single e con un contratto a tempo determinato attorno al collo.

2. È davvero una scelta libera tornare al lavoro immediatamente dopo la maternità?

«Fai le cose che ami fare con vicino il tuo bambino» è questo il messaggio che la giocatrice di hockey Serah Small voleva trasmettere alle donne. Mi sono chiesta: questa frase implica solo positività? E se il bambino non ama fare ciò che la mamma ama fare? Una madre felice è meglio predisposta a rendere felice suo figlio, ma una mamma deve essere capace di discernere situazioni in cui lei insieme col suo bambino siano felici. Si diventa un mostro a due teste, una strana coppia vincolata da leggi che solo la profonda conoscenza reciproca mette a fuoco. Per cui non mi sento di dire che il mio bambino deve sempre starmi vicino nelle cose che amo fare, e a maggior ragione se sono cose che devo fare.

Quando nacque il mio secondo figlio ero passata alla libera professione, lavorai quasi fin sulla soglia della sala parto e ripresi immediatamente a casa dall’ospedale, costretta a portare a termine una consegna di lavoro che ultimai quando il bimbo aveva un mese appena. Non potei farne a meno, non lo stigmatizzo, ma dico a me stessa che non fu affatto bello.

Concordo con Licia Ronzulli, di cui ricordo le foto al Parlamento Europeo mentre votava con la sua neonata nella fascia: «Mia figlia è cresciuta in parlamento. Aveva 44 giorni quando ho ricominciato a lavorare a Strasburgo. Forse inconsapevolmente, ho fatto cose in gravidanza che oggi non rifarei.  […]. Ecco, forse oggi, con una consapevolezza diversa, mi sacrificherei di meno. Perché ho nostalgia di alcune cose – pitturare la stanza di mia figlia, leggere i libri “premaman” – che all’epoca non ho fatto. Ci sono donne costrette a svolgere lavori a rischio, pesanti e pericolosi fino a pochi giorni dal parto e magari senza protezioni assicurative e tutele. A quelle donne nessuno si preoccupa di dire: godetevi la gravidanza» (da Il tempo).

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allattamentolavoromaternità
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