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Mamma allatta durante una partita: quanta (vera) libertà c’è nel ricominciare subito a lavorare?

SERAH SMALL
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Sì, bisogna screditare il pregiudizio per cui la maternità annulla le speranze lavorative della donna; chiediamoci però quanto di buono del nostro futuro dipende dal tempo che la mamma investe nel rapporto col suo bambino

La giovane Serah Small di Grande Prairie, provincia canadese dell’Alberta, gioca a hockey nella Peace Country Female Hockey League. Da poco è tornata sul ghiaccio dopo la gravidanza, e in un intervallo della partita, in spogliatoio, ha allattato Ellie, la sua bimba di otto settimane. La foto è stata pubblicata ed è diventata virale: «Mi sono lasciata fotografare mentre allattavo, perché vorrei che fosse considerata una cosa normale e l’unico modo è dimostrare che può essere fatto ovunque, in qualunque momento» (da Vanity Fair) .

Il primo messaggio implicito nello scatto riguarda dunque il seno che nutre, l’idea che il petto di una donna non sia solo un oggetto sessuale. Serah ammette che non è stato scontato condividere un momento così intimo: «Ho faticato ad accettare il mio nuovo corpo che prima era sempre stato atletico. Ho sempre giocato a hockey nella mia vita e quando ho saputo che ero incinta ho deciso di provare a giocare in questo marzo pensando che il mio fisico mi avrebbe seguito. Ho giocato quattro partite in questi giorni e il mio corpo è davvero diverso. Più lento e perso sul ghiaccio. Il mio corpo non stava facendo le cose che il cervello diceva. Non sono però mai stata più orgogliosa di me e del mio corpo».

Ecco qui che l’orizzonte del discorso si amplia: la maternità rivoluziona la vita di una donna, il corpo mostra un cambiamento concreto che riguarda anche ogni fibra di cuore e cervello. Questo come incide nel percorso quotidiano e nella progettualità?

Sono tantissime le celebrità che hanno deciso di esporsi e dichiarare che si può riprendere a lavorare, ad essere di nuovo presenti e propositive dopo una gravidanza. Sono soprattutto sportive: una delle prime è stata forse Iosefa Idem che arrivò terza ai mondiali incinta di 10 settimane e ha ottenuto le sue vittorie più importanti quando era già madre di due figli. Poi c’è la stratosferica tennista Serena Williams che sta tornando in campo dopo aver dato alla luce la sua bimba lo scorso settembre. In casa nostra abbiamo altrettanti esempi, da Valentina Vezzali che è salita di nuovo sul podio dopo la maternità e la tuffatrice Francesca Dallapè che sta riprendendo gli allenamenti e le gare dopo la nascita della sua Ludovica.

Questa esposizione mediatica delle sportive parte da una necessità oggettiva: da quest’anno esiste in Italia un fondo da 2 milioni di euro per le mamme-atlete, ma prima un’atleta che rimaneva incinta doveva fermare l’attività e non aveva tutele.

Con sfumature diverse è un problema di tutte le mamme. Pochi giorni fa nello spogliatoio della mia palestra due mamme parlavano di una loro comune amica che ha finito il congedo e a cui è stato concesso un part-time obbligatorio dalle 14 alle 21 (in una nota catena di vendita scarpe che avrei tanta voglia di non tenere anonima!!!), con l’implicito «regalo» di non vedere praticamente mai la figlia visto che di mattina è al nido, in cui le è stato trovato un posto solo full-time con ingresso obbligatorio entro le 9. Ti devi tenere il lavoro altrimenti non arrivi a fine mese, ti devi tenere il posto al nido che hai conquistato altrimenti non puoi lavorare. È dura.

Vorrei fare qualche riflessione varia ed eventuale, sapendo di toccare un nervo scoperto e sapendo di non poter incasellare la varietà umana che ogni famiglia è. L’unica premessa su cui mi sento di espormi riguarda la fiducia che ho acquisito nel tempo: ogni madre trova una sua strada, che nessuno poteva prevedere e che si costruisce passo passo facendo danzare le circostanze con le attese e i bisogni.

Detto ciò: il messaggio della foto di Serah che allatta nello spogliatoio è positivo? È solo positivo o c’è anche un chiaroscuro agrodolce dietro? Entrambe le cose; provo a riflettere a voce alta.

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