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Il segreto dei santi per vivere ogni giorno la gioia pasquale

ST FRANCIS OF ASSISI
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Cerchiamo tutti delle scorciatoie, ma quando si parla di questo aspetto della vita spirituale non ce ne sono

La Quaresima dovrebbe mostrarci quanto non riusciamo ad essere buoni. Nessuno dovrebbe uscire dalla Quaresima sentendosi soddisfatto di sé. È piuttosto difficile immergersi con tutto il cuore e in modo perfetto nel digiuno, nella preghiera e nell’elemosina richiesti in questo periodo. Se abbiamo scelto le penitenze giuste, è impossibile vivere la Quaresima in modo impeccabile.

Le celebrazioni pasquali, dall’altro lato, ci mostrano quanto non riusciamo a gioire e a rallegrarci. È vero che la prima settimana o giù di lì è piena di gioia, soprattutto se in Quaresima avevamo rinunciato alla birra o alla cioccolata o a qualcos’altro di gradevole in cui ora possiamo indulgere. Dopo la seconda o terza settimana, tuttavia, l’entusiasmo viene meno, i fiori iniziano ad appassire, le omelie si allontanano dal messaggio pasquale e tutto torna alla normalità. Come non riusciamo a mantenere la sobrietà quaresimale, non riusciamo nemmeno a mantenere la gioia pasquale.

La gioia della Pasqua – quel tipo di felicità che stupisce, sciocca e dura – è rara nel mondo odierno. Al suo posto domina spesso la tristezza mascherata da soddisfazione di sé, rabbia, sarcasmo e amarezza. Tutti sentiamo queste ombre di saggezza sopraffarci di tanto in tanto, e deriva dall’incapacità di gioire davvero. Sappiamo sicuramente come aggrapparci a piaceri temporanei come i bambini. Siamo abituati a intrattenerci con attività piacevoli in modo momentaneo, ma queste cose svaniscono quasi nel momento stesso in cui le sperimentiamo. Pochissime persone sanno come vivere una gioia pasquale duratura al di là dei piaceri volatili.

Poche persone scelgono una vita che porta alla gioia pasquale in questo mondo, e quindi abbiamo difficoltà a immaginare come sia. Molte persone cercano di fingerla, ma la loro felicità plastificata fa infuriare coloro in cui si imbattono perché vivono un’allegria che non riconosce il dolore di vivere. La gioia pasquale non implica il fatto di buttar lì banalità spirituali che mascherano il problema della sofferenza. La gioia pasquale riconosce il dolore, la violenza, l’ingiustizia e l’ansia schiacciante della vita. L’esistenza può essere brutale, oscura. Il peccato e le sue terribili conseguenze non possono essere ignorati o trascurati.

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