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“Chi ha visto ne da’ testimonianza”

© ofmcap.org
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La Predica del Venerdì Santo di padre Raniero Cantalamessa

Il “mescolarsi” con questo mondo della sofferenza e dell’emarginazione è, paradossalmente, il miglior modo di “separarsi” dal mondo, perché è andare là, da dove il mondo rifugge con tutte le sue forze. È separarsi dal principio stesso che regge il mondo, che è l’egoismo.

No, il mondo da non amare è un altro; è il mondo come esso è diventato sotto il dominio di Satana e del peccato, “lo spirito che è nell’aria” lo chiama San Paolo (Ef 2,1-2). Un ruolo decisivo svolge in esso l’opinione pubblica, oggi anche letteralmente spirito “che è nell’aria” perché si diffonde via etere attraverso le infinite possibilità della tecnica. “Si determina uno spirito di grande intensità storica, a cui il singolo difficilmente può sottrarsi. Ci si attiene allo spirito generale, lo si reputa ovvio. Agire o pensare o dire qualcosa contro di esso è considerato cosa insensata o addirittura un’ingiustizia o un delitto. Allora non si osa più porsi di fronte alle cose e alle situazione e soprattutto alla vita in modo diverso da come esso le presenta”[1].

È quello che chiamiamo adattamento allo spirito dei tempi, conformismo. Un grande poeta credente del secolo scorso, T.S. Eliot, ha scritto tre versi che dicono più di interi libri: “In un mondo di fuggitivi, la persona che prende la direzione opposta sembrerà un disertore” [2]. Cari giovani cristiani, se è permesso a un anziano come Giovanni rivolgersi direttamente a voi, vi esorto: siate di quelli che prendono la direzione opposta! Abbiate il coraggio di andare contro corrente! La direzione opposta, per noi, non è un luogo, è una persona, è Gesù nostro amico e redentore.

Un compito è in particolare affidato a voi: salvare l’amore umano dalla deriva tragica nella quale è finito: l’amore che non è più dono di sé, ma solo possesso – spesso violento e tirannico – dell’altro.Sulla croce Dio si è rivelato come agape, l’amore che si dona. Ma l’agape non è mai disgiunta dall’eros, dall’amore di ricerca, dal desiderio e dalla gioia di essere riamato. Dio non ci fa solo la “carità” di amarci; ci desidera, in tutta la Bibbia si rivela come sposo innamorato e geloso. Anche il suo è un amore “erotico”, nel senso nobile di questo termine. È quello che ha spiegato Benedetto XVI nell’enciclica “Deus caritas est”.

“Eros e agape, – amore ascendente e amore discendente – non si lasciano mai separare completamente l’uno dall’altro […]. La fede biblica non costruisce un mondo parallelo o un mondo contrapposto rispetto a quell’originario fenomeno umano che è l’amore, ma accetta tutto l’uomo intervenendo nella sua ricerca di amore per purificarla, dischiudendogli al contempo nuove dimensioni” (nr. 7-8).

Non si tratta dunque di rinunciare alle gioie dell’amore, all’attrazione e all’eros, ma di sapere unire all’eros l’agape, al desiderio dell’altro, la capacità di donarsi all’altro, ricordando quello che san Paolo riferisce come un detto di Gesù: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35).

È una capacità che non si inventa in un giorno. È necessario prepararsi a far dono totale di se stessi a un’altra creatura nel matrimonio, o a Dio nella vita consacrata, cominciando a far dono del proprio tempo, del proprio sorriso e della propria giovinezza in famiglia, nella parrocchia, nel volontariato. Ciò che tanti di voi silenziosamente fa.

Gesù sulla croce non ci ha dato solo l’esempio di un amore di donazione spinto fino all’estremo; ci ha meritato la grazia di poterlo attuare, in piccola parte, nella nostra vita. L’acqua e il sangue sgorgati dal suo costato arrivano a noi oggi nei sacramenti della Chiesa, nella Parola, anche solo guardando con fede il Crocifisso. Un’ultima cosa Giovanni ha visto profeticamente sotto la croce: uomini e donne di ogni tempo e di ogni luogo che volgevano lo sguardo a “colui che è stato trafitto” e piangevano di pentimento e di consolazione (cf. Gv 19, 37; Zac 12,10). Ad essi ci uniamo anche noi nei gesti liturgici che fra poco seguiranno.

__________________________

[1] H. Schlier, Demoni e spiriti maligni nel Nuovo Testamento, in Riflessioni sul Nuovo Testamento Paideia, Brescia 1976, pp. 194 s.
[2] T. S. Eliot, Family Reunion, part II, sc. 2: “In a world of fugitives – The person taking the opposite direction – Willappear to run away”.

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