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“Chi ha visto ne da’ testimonianza”

© ofmcap.org

Vatican News - pubblicato il 30/03/18

Questa chiave di lettura non si applica alla croce. Sulla croce Dio si rivela “sub propria specie”, per quello che egli è, nella sua realtà più intima e più vera. “Dio è agape”, scrive Giovanni (1Gv 4,10),amore oblativo, e soltanto sulla croce diviene manifesto fin dove si spinge questa infinita capacità di auto-donazione di Dio. “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1); “Dio ha tanto amato il mondo da dare (alla morte!) il Figlio unigenito” (Gv 3, 16); “Mi ha amato e ha consegnato (alla morte!) se stesso per me” (Gal 2, 20).

** *

Nell’anno in cui la Chiesa celebra un sinodo sui giovani e vuole metterli al centro della propria preoccupazione pastorale, la presenza sul Calvario del discepolo che Gesù amava racchiude uno speciale messaggio. Abbiamo tutti i motivi per credere che Giovanni aderì a Gesù quando era ancora assai giovane. Fu un vero e proprio innamoramento. Tutto il resto passò di colpo in seconda linea. Fu un incontro “personale”, esistenziale. Se al centro del pensiero di Paolo c’è l’operato di Gesù, il suo mistero pasquale di morte e risurrezione, al centro del pensiero di Giovanni c’è l’essere, la persona di Gesù. Di qui tutti quegli “Io sono” dalle risonanze eterne che punteggiano il suo Vangelo: “Io sono la via, la verità e la vita”, “Io sono la luce”, “Io sono la porta”, “Io sono”, e basta.

Giovanni era quasi certamente uno dei due discepoli del Battista che, al comparire sulla scena di Gesù, andarono dietro a lui. Alla loro domanda: “Rabbì, dove abiti?”, Gesù rispose : “Venite e vedete”. “Andarono dunque e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio”(Gv 1, 35-39). Quell’ora aveva deciso della sua vita e non l’aveva più dimenticata.

Giustamente ci si sforzerà, in questo anno, di scoprire insieme con loro, che cosa Cristo si aspetta dai giovani, cosa essi possono dare alla Chiesa e alla società. La cosa più importante, però, è un’altra: è far conoscere ai giovani ciò che Gesù ha da dare ad essi. Giovanni lo scoprì stando con lui: “gioia piena” e “vita in abbondanza”.

Facciamo in modo che in tutti i discorsi sui giovani e ai giovani risuoni in sottofondo l’accorato invito del Santo Padre nella Evangelii gaudium: “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui” (EG, nr. 3). Incontrare personalmente Cristo è possibile anche oggi perché egli è risorto; è una persona viva, non un personaggio. Tutto è possibile dopo questo incontro personale; nulla senza di cambierà veramente nella vita.

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Oltre l’esempio della sua vita, l’evangelista Giovanni ha lasciato anche un messaggio scritto aigiovani. Nella sua Prima Lettera leggiamo queste commoventi parole di un anziano ai giovani delle chiese da lui fondate:

“Scrivo a voi, giovani, perché siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno. Non amate il mondo, né le cose del mondo!” (1 Gv 2, 14-15)

Il mondo che non dobbiamo amare e al quale non dobbiamo conformarci non è, lo sappiamo, il mondo creato e amato da Dio, non sono gli uomini del mondo ai quali, anzi, dobbiamo andare sempre incontro, specialmente ai poveri, agli ultimi.

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