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“Chi ha visto ne da’ testimonianza”

© ofmcap.org
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La Predica del Venerdì Santo di padre Raniero Cantalamessa

di padre Raniero Cantalamessa

Venuti da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate (Gv 19, 33-35).

Nessuno potrà mai convincerci che questa solenne attestazione non corrisponda alla verità storica, che chi dice di essere stato lì e di aver visto, in realtà non c’era e non ha visto. Ne va, in questo caso, dell’onestà dell’autore. Sul Calvario, ai piedi della croce, c’era la madre di Gesù e, accanto a lei, “il discepolo che Gesù amava”. Abbiamo un testimone oculare!

Egli “ha visto” non solo quello che accadeva sotto lo sguardo di tutti. Nella luce dello Spirito Santo,dopo la Pasqua, ha visto anche il senso di quello che era accaduto: che in quel momento veniva immolato il vero Agnello di Dio e si compiva il senso della Pasqua antica; che Cristo sulla croce era il nuovo tempio di Dio, dal cui fianco, come aveva predetto il profeta Ezechiele (47, 1 ss.), sgorga l’acqua della vita; che lo spirito che egli emette al momento della morte da inizio alla nuova creazione, come “lo spirito di Dio”, aleggiando sulle acque, aveva trasformato all’inizio il caos nel cosmo. Giovanni, ha capito il senso delle ultime parole di Gesù: “Tutto è compiuto” (Gv 19, 30).

Ma perché, ci domandiamo, questa illimitata concentrazione di significato sulla croce di Cristo? Perché questa onnipresenza del Crocifisso nelle nostre chiese, sugli altari e in ogni luogo frequentato da cristiani?

Qualcuno ha suggerito una chiave di lettura del mistero cristiano, dicendo che Dio si rivela “sub contraria specie”, sotto il contrario di quello che egli è in realtà: rivela la sua potenza nella debolezza, la sua sapienza nella stoltezza, la sua ricchezza nella povertà…

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