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Ti ricordi la Via Crucis, da bambini, per le vie del paese?

© Antoine Mekary/ALETEIA
April 7, 2017 : Theater performance of the Passion of Christ during via Crucis for women crucified, rescued from prostitution, organized by the Community Papa Giovanni XXIII and the diocese of Rome, p
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Eppure tutto quel dolore rappresentato ed evocato era dolce. Dolcissimo seguire interiormente, mentre ci si spostava da una stazione all'altra, i passi di Cristo e immaginarsi di incontrare Quello sguardo

A frotte anche noi, quel Venerdì, per le vie del paese, la sera, la cena leggera che lasciava la fame. Gli abiti rimediati, i foulard sui capelli, le scarpe sportive nascoste sotto lunghe vesti. E gli ulivi, già alleggeriti dalla potatura per la domenica delle Palme, nei giardini dei condomini che fremevano al vento tiepido, in caso quell’anno la Pasqua fosse capitata “alta”.

I gruppetti di ragazzini che sfuggivano correndo da una stazione all’altra.  Il rumore gracchiante del megafono che rimandava intorno, ridotti a suoni sgraziati, canti e letture. I ricordi che ho del triduo pasquale, del Cristo sofferente e crocefisso e in particolare della Via Crucis sono più belli e dolci di quelli del Natale. Da piccola mi pareva strano, mi sembrava ingiusto. Mi sarei aspettata da me stessa, come bambina, di preferire la gioia cristallina e trepida del Natale. Invece no.

I bambini lo sanno di non essere puri e innocenti come quell’Uomo. Non appena si inizia a ragionare, e si comincia presto, quando però il torrente delle cose dello spirito scorre ancora veloce dal cuore alla mente fino alle mani, quando la memoria sa che non si inganna e più facilmente riconosce Dio nelle cose, l’attrazione per Cristo, proprio quando soffre, si fa perentoria.

Erano goffe rappresentazioni, quelle della Via Crucis fatta tra la chiesa, la scuola materna, la piazzetta del mercato. Il Cristo lo faceva sempre Vittorio, il figlio del geometra. Anche con la croce sulla spalla, la corona di spine e la tunica bianca (era troppo bianca!), non sembrava Cristo. Pure se si era lasciato crescere barba e capelli e faceva la faccia mesta e camminava piano ostentando fatica e patimenti, no, non sembrava mai Gesù. Lo ricordava pochissimo eppure era tanto bello e dolce lasciarsi trascinare da quelle scene indietro nella storia. Avvicinarsi senza paura al fuoco di quel mistero, compiuto ma presente. Non ero la sola; non eravamo solo l’amica del cuore ed io  a sentirci attirate. Non era questione di dover sembrare pie e contrite come le Pie Donne (ci toccava sempre quello in sorte. Mai una Veronica, mai una Madonna Addolorata o una Maddalena. Sempre le altre donne); anche i più scalmanati tra i ragazzini che fino al giorno stesso a scuola avevano lanciato palline di carta nei capelli della maestra, seguivano, meditavano. Magari al dhe voi fate qualche risata scappava, di quelle sciocche per le parole insolite. Eppure non era tanto l’occhiata severa di Don Pietro a zittirci e nemmeno l’attesa delle uova di Pasqua promesse in dono ma vincolate alla prestazione scenica.

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