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Ore oscure per Facebook

FACEBOOK

www.shopcatalog.com-(CC BY 2.0)

Jaime Septién - pubblicato il 29/03/18

Lo scandalo dell'uso dei dati degli utenti da parte di Cambridge Analytica per influire sul voto di statunitensi e britannici mette nei guai la rete sociale più diffusa al mondo

Una delle storie di successo più notevoli del XXI secolo è quella che vede protagonisti Mark Zuckerberg e la rete sociale che ha fondato e dirige: Facebook.

In questi giorni è stato annunciato che la Commissione Federale del Commercio degli Stati Uniti ha aperta un’“indagine non pubblica” sulle pratiche relative alla privacy di Facebook.

L’indagine è stata motivata dal crescente scandalo della Cambridge Analytica e dal (presunto) cattivo uso che questa impresa ha fatto dei dati di 50 milioni di statunitensi che utilizzano Facebook nella campagna presidenziale del 2016 a beneficio di Donald Trump.

La Commissione cerca di verificare se questo fatto rappresenti una violazione degli accordi firmati nel 2011 da Facebook in cui si richiedeva all’impresa di Zuckerberg di “notificare agli utenti e di ricevere il permesso esplicito prima di condividere informazioni personali al di là della configurazione di privacy specificata”.

Non è comunque l’unica indagine che Facebook affronta negli Stati Uniti. Ogni giorno aumenta infatti il numero di azioni da parte dei procuratori statali collegate al tema della violazione della privacy dei dati degli utenti.

Cambridge Analytica è stata fondata nel 2013 in Gran Bretagna da Robert Mercer, un facoltoso sostenitore repubblicano, con Alexander Nix come uomo chiave. Si tratta di un’impresa privata che combina l’“estrazione” di dati con la comunicazione strategica per i processi elettorali.

L’obiettivo dell’indagine è stabilire il legame tra i dati di Facebook e lo sviluppo di metodi da parte di Cambridge Analytica con cui si potrebbe identificare la personalità degli elettori statunitensi e influire sul loro comportamento elettorale.

La questione è che Facebook non ha informato gli utenti i cui dati erano stati raccolti. La mancanza di tatto della rete potrebbe violare le leggi britanniche e di molti Stati degli USA.

Mark Zuckerberg ha già chiesto scusa ai britannici per la filtrazione di dati di Cambridge Analytica attraverso un annuncio pubblicato su vari quotidiani del Regno Unito, e ha affermato che un’applicazione elaborata da un ricercatore universitario “ha filtrato dati di Facebook di milioni di persone nel 2014”,cosa che ha rappresentato “una rottura della fiducia”.

Ha poi lamentato di “non aver fatto di più in quel momento”. “Abbiamo la responsabilità di proteggere le vostre informazioni. Se non riusciamo a farlo non le meritiamo”, ha dichiarato.

Ripercussioni mondiali

A partire da quell’episodio, la rete sociale più grande del mondo è stata sottoposta a un crescente scrutinio governativo sia in Europa che negli Stati Uniti. Molti dicono che è l’inizio della fine di questa rete, a cui oltre un miliardo di utenti ha dato la propria fiducia… e i propri dati personali.

Di fronte alla valanga di sospetti e accuse, Zuckerberg si è mostrato disposto a emettere una dichiarazione di fronte al Congresso degli Stati Uniti. Dovrà emetterne una anche davanti a un Comitato del Parlamento britannico.

Ma non è tutto: nel breve tempo dall’inizio delle accuse, Facebook ha perso la bellezza di 50.000 milioni di dollari del suo valore di mercato (circa 41.000 milioni di euro).

Ha anche messo alla berlina le altre reti sociali, prima scosse dagli scandali delle “fake news” e ora dalla prevedibile violazione della privacy degli utenti – l’uso dei loro gusti e di dati personali, incliazioni e tendenze per influire su di loro nelle questioni politiche (come si fa ogni giorno con le inchieste sui consumi).

È chiaro che i temi politici sono quelli che richiamano maggiormente l’attenzione. Per ora due eventi recenti possono aver avuto a che vedere con la gestione occulta delle informazioni private da parte degli operatori politici: il trionfo nel 2016 di Donald Trump e l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna dopo il referendum per la Brexit.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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