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11 audaci leader religiosi che salvarono gli ebrei durante la II Guerra Mondiale

GETTO WARSZAWSKIE

EAST NEWS

Żydzi w Getcie Warszawskim.

Łukasz Kobeszko - pubblicato il 29/03/18

In Polonia, se cercavi di aiutare un ebreo, la condanna era per la pena di morte. Eppure questo non ha fermato molti religiosi e religiose

Solo in Polonia le persone che venivano scoperte ad aiutare gli ebrei venivano punite con la pena di morte. Nonostante questo, molti sacerdoti, religiosi e religiose, così come i loro familiari e gli altri cristiani, hanno rischiato la vita aiutando gli ebrei durante la II Guerra Mondiale.

Di recente si è dibattuto sempre più sull’atteggiamento dei polacchi nei confronti dell’Olocausto, il più grande genocidio mai sperimentato dall’umanità. In queste discussioni, relativamente poca attenzione è stata riservata al ruolo del clero delle varie denominazioni per salvare la vita agli ebrei.

Il ricordo delle gesta eroiche del clero polacco rivive attraverso lo sforzo di un progetto internazionale chiamato Sacerdoti per gli Ebrei, guidato da un sacerdote cattolico, padre Paweł Rytel-Andrianik, il cui nonno è sopravvissuto all’Olocausto dopo essere stato internato nel campo di concentramento di Treblinka. La squadra che guida compie estese ricerche negli archivi di Polonia, altri Paesi dell’Europa centrale e orientale, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele. Questo lavoro, volto a sottolineare l’impegno del clero polacco nell’aiutare gli ebrei, è condotto in tutto il mondo anche da altri studiosi, come Mark Paul di Toronto (Canada).

Morte per chi nascondeva gli ebrei

Quando si parla dell’aiuto del clero polacco agli ebrei durante la II Guerra Mondiale, bisogna tener conto di una serie di fatti fondamentali. È già noto che tra tutti i Paesi europei occupati dai nazisti o loro alleati solo in Polonia chi veniva scoperto a nascondere o ad aiutare gli ebrei veniva punito con la pena di morte già dal 1941.

Molti storici sottolineano che qualsiasi assistenza offerta agli ebrei durante il conflitto richiedeva una logistica complessa. I professori Antony Polonsky e Teresa Prekerowa credono che salvare una persona di origine ebraica richiedesse il più delle volte il coinvolgimento attivo di due o tre polacchi (per fare cambiare rifugio, procurare documenti come i certificati di Battesimo, a volte corrompere le autorità di occupazione o la Polizia…)

Si stima che tra il 1939 e il 1945 nella Polonia occupata dai nazisti siano stati salvati tra i 40.000 e i 60.000 ebrei. Allo scoppio della guerra c’erano più di 10.000 membri del clero cattolico romano diocesano, 8.000 religiosi e 17.000 religiose. Il numero totale di membri del clero veterocattolico, greco-cattolico, ortodosso e luterano era quasi la metà di quelli menzionati.

Il progetto Sacerdoti per gli Ebrei

La ricerca del progetto Sacerdoti per gli Ebrei ha raccolto dati su oltre mille membri del clero che hanno aiutato gli ebrei. 150 di loro vennero uccisi dai nazisti. In 30 casi è stato provato che la morte fu direttamente attribuibile alla punizione per aver salvato degli ebrei. In molti casi, la morte dei membri del clero che aiutavano gli ebrei fu il risultato di una serie di fattori (come l’assistenza offerta allo Stato clandestino polacco, il fatto di essere stati inseriti nella lista di membri dell’intellighenzia destinati allo sterminio, rastrellamenti ed esecuzioni).

Durante la guerra in Polonia c’erano 363 conventi di religiose. Visto che ciascuno di essi aveva in media 10 suore, circa 3.600 religiose possono essere state coinvolte nell’aiuto agli ebrei.

I sacerdoti o i monaci che aiutarono gli ebrei dovettero lavorare in tandem con i loro vescovi o superiori religiosi. È stato dimostrato che di 20 vescovi cattolici che rimasero nelle proprie diocesi dopo il settembre 1939, 16 erano direttamente o indirettamente coinvolti in questa assistenza, compresi i vescovi di Cracovia, Leopoli (patriarca dei cattolici sia greci che latini), Lublino, Sandomierz e Przemyśl.

Bisogna anche ricordare che le statistiche non riescono mai a riflettere pienamente la tragica realtà della II Guerra Mondiale sul suolo polacco. Di seguito Aleteia presenta alcuni membri del clero di varie Chiese cristiane che si sono distinti per la loro abnegazione in questo periodo atroce.

Padre Marceli Godlewski (1865–1945)

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ks. Marceli Godlewski, fot. Stanisław Bogacki/Wikipedia

Parroco della chiesa di Ognissanti di Varsavia, prima della guerra seguiva il movimento nazionalista, non favorevole agli ebrei. Durante l’occupazione nazista fu attivamente coinvolto nel salvataggio degli ebrei, che nascondeva nel presbiterio della parrocchia e nel suo appartamento privato ad Anin.

Produsse molti certificati di Battesimo, usati per ottenere il rilascio degli internati nel ghetto. Tra gli altri, aiutò a salvare Wanda e Ludwik Zamenhof (un nipote dell’ideatore dell’esperanto). L’istituto Yad Vashem di Gerusalemme gli ha conferito in modo postumo la medaglia di Giusto tra le Nazioni.

Padre Michał Sopoćko (1888–1975)

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Riconosciuto in genere come confessore di Santa Faustina Kowalska e promotore delle apparizioni, è stato beatificato nel 2008. Pochi, però, sanno che durante la guerra è stato fondamentale per salvare oltre 100 ebrei del ghetto di Vilnius, fornendo certificati di Battesimo prodotti da lui.

Aiutò a salvare, per esempio, Aleksander Steinberg, medico dell’ospedale di Vilnius, e sua moglie, la famiglia Genzl, che dopo la guerra andò a vivere in Australia, e il medico Erdman con la moglie e la figlia. Cooperò con il convento delle Orsoline di Czarny Bór, in cui venne nascosta oltre una dozzina di ragazze ebree.

Padre Ferdynand Machay senior (1889–1967)

Durante la II Guerra Mondiale e per qualche tempo in seguito sostenne attivamente l’annessione delle regioni di Orava e Spiš alla Polonia. Prima del conflitto era parroco della chiesa del Santissimo Salvatore di Cracovia e poi arcipresbitero della basilica di Santa Maria.

Parlava perfettamente l’ungherese, e durante la guerra riuscì a salvare gli ebrei dell’Ungheria fuggiti dai trasporti diretti al campo di concentramento di Auschwitz. Fornì a molti carte di identità “ariane” o certificati di Battesimo. Ha ricevuto in modo postumo la medaglia di Giusto tra le Nazioni.

Vescovo Albin Małysiak (1917–2011)

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Poco dopo la sua ordinazione sacerdotale, nel 1941, aiutò gli ebrei di Cracovia insieme a suor Bronisława Wilemska. Insieme salvarono cinque persone. Dopo la morte gli è stata conferita la medaglia di Giusto tra le Nazioni.

Padre Stanisław Mazak (1906–1988)

Originario della zona alla frontiera orientale della Polonia, durante la guerra fu parroco a Szczurowice e Łopatyna (ora in Ucraina) e noto apicoltore. Aiutò a salvare più di una dozzina di ebrei offrendo loro un rifugio sicuro nella sua parrocchia e fabbricando per loro certificati di Battesimo. Nel 1984 è stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni.

Padre Jan Wolski (1887–1942) e padre Władysław Grobelny (1887–1942)

Rispettivamente parroco e curato di Kobryń (oggi in Bielorussia), durante la guerra aiutarono gli ebrei del ghetto locale fabbricando certificati di Battesimo e organizzando la loro fuga. Furono i r
primi ad essere giustiziati dai nazisti insieme al rabbino durante la liquidazione del ghetto.

Padre Jan Pyzikiewicz (1901–1943)

Originario della regione di Mielec, durante la guerra era parroco di Lipnica Wielka. Organizzò una raccolta di cibo e abiti per gli ebrei del ghetto di Nowy Sącz. Arrestato dalla Gestapo, non si adoperò per essere rilasciato e venne spedito al campo di Auschwitz, dove morì.

Padre Emilian Kowcz (in ucraino Омеля́н Ковч) (1884–1944)

Pastore greco-cattolico della parrocchia di Przemyślany, durante la guerra fu internato nel campo di Majdanek, dove la sua vita fu una testimonianza toccante di aiuto ai cristiani di molte denominazioni e agli ebrei.

Battezzò altri internati, condivideva le sue esigue razioni di cibo con loro e offriva a tutti una parola di consolazione. Chiamato il “parroco di Majdanek”, morì poco prima della liberazione del campo. È stato beatificato nel 2001.

Archimandrita Grzegorz (Grigol) Peradze (1899–1942)

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Wikipedia | Domena publiczna

Grzegorz Peradze

Sacerdote ortodosso e monaco della Georgia, prima della II Guerra Mondiale viveva in Polonia e insegnava Teologia ortodossa e Storia della Chiesa ortodossa in Georgia all’Università di Varsavia.

Durante l’occupazione aiutò molte persone, indipendentemente dalla loro religione. Vari testimoni oculari hanno certificato il suo coinvolgimento nell’aiuto agli ebrei. Denunciato e spedito ad Auschwitz, si offrì per essere ucciso. Canonizzato in Georgia nel 1995, è anche venerato dalla Chiesa ortodossa autocefala polacca.

Reverendo Feliks Teodor Gloeh (1885–1960)

Chierico della Chiesa evangelica della Confessione di Augusta, era il principale cappellano evangelico dell’Esercito polacco e della scuola superiore Mikołaj Rej di Varsavia. Dopo l’occupazione della Polonia da parte dei nazisti fu attivamente coinvolto nello Stato clandestino polacco.

Fornì all’Esercito Nazionale (Armia Krajowa) più di 160 certificati di Battesimo della Chiesa luterana, usati per salvare gli ebrei dei ghetti delle regioni della Mazovia e della Podlasia. Nel 1984 gli è stata conferita in modo postumo la medaglia di Giusto tra le Nazioni.

Suor Natalia Makryna Siuta (1895-1990)

Suora e in seguito diaconessa della Chiesa veterocattolica mariavita, era incaricata della cappella mariavita di Jędrzejów Nowy, dove per molti decenni ha praticato ogni giorno l’adorazione eucaristica.

In base a una testimonianza offerta dopo la guerra all’Istituto Storico Ebraico, durante l’occupazione tedesca aiutò gli ebrei, che nascondeva in edifici appartenenti alla cappella. Durante una visita al villaggio di Rososz, dove i nazisti avevano circondato gli ebrei che cercavano di scappare, riuscì a nascondere un bambino ebreo sotto la sua veste, salvandogli la vita.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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