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Il paradosso, non solo norvegese, delle donne che scelgono studi e professioni "da donna"

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Paola Belletti - Aleteia - pubblicato il 27/03/18

E' uscito uno studio di due psicologi americani che ha messo in luce la inversa correlazione tra l'uguaglianza di genere e la scelta di corsi di laurea non scientifici, matematici o ingegnerisitci da parte delle donne

Ci si sarebbe aspettati il contrario. Ovvero che nei paesi dove maggiore è la libertà di accesso delle donne a tutti i corsi di studio e relative professioni maggiore sia anche la percentuale di quelle che scelgono di iscriversi a biologia, matematica, ingegneria, fisica, informatica…Insomma a quel fascio di facoltà abbreviato in STEM, ovvero discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche.

Invece accade esattamente, macroscopicamente il contrario. Nei Paesi campioni di parità di genere nelle opportunità offerte a uomini e donne, anzi donne e uomini, perché pure nella sintassi si impongono le quote rosa, e con decenni di impegno legislativo e pratico in questa direzione, la percentuale di donne che arrivano alla laurea come ingegneri, per esempio, è più bassa rispetto a paesi dove le bambine e le ragazze sono ancora severamente ostacolate su molti fronti della libertà personale.

Riferisce così il Sole 24 ore nella sezione Info data-le notizie raccontate coi numeri, in data 26 marzo:

“Gijsbert Stoet e David Geary, psicologi rispettivamente alla Leeds Beckett University e alla University of Missouri, lo hanno definito “Il paradosso della parità di genere”. Si tratta di quel fenomeno, da loro messo in luce, per cui quanto più le donne hanno raggiunto l’uguaglianza all’interno di una società, tanto meno sceglieranno per il loro corso di studi una materia Stem. Ovvero una carriera in ambito scientifico, ingegneristico, tecnologico e matematico. Per dirla in termini statistici, esiste una correlazione inversa tra questi due indicatori”
Tesi sostenuta nell’articolo “The Gender-Equality Paradox in Science, Technology, Engineering, and Mathematics Education” pubblicato sulla rivista Psychological Science.
Nella pagina de Il Sole 24 ore è possibile analizzare le percentuali per paese e anche specificando il corso di studi, qui sotto la panoramica generlae del Global Gender Gap Index al 2016
GRAPHIC GENDER
Il Sole 24 Ore

I fatti, ovvero i numeri, dicono questo: che per esempio “Algeria e Tunisia, due Paesi in cui l’indice di uguaglianza elaborato dal Wef è tra i più bassi, presentano una percentuale femminile tra i laureati nelle materie Stem che supera il 50%” (Ibidem)

Invece se ci spostiamo a Nord dell’Europa e arriviamo entro i confini dei paesi ritenuti campioni di uguaglianza di genere dobbiamo constatare che questa percentuale, ovvero la quota di donne laureate Stem, è quasi dimezzata: Norvegia e Finlandia contano ventisette donne su cento laureate in materie scientifiche, ingegneristiche, matematiche o tecnologiche.

Idem negli States dove alle ragazze viene ripetuto che possono essere e fare tutto ciò che vogliono:

“solo il 27% di tutti gli studenti che hanno sostenuto l’esame AP Computer Science negli Stati Uniti sono donne. Il divario di genere peggiora solo da lì: solo il 18 percento dei titoli di studio universitari di informatica americani va alle donne. Questo è negli Stati Uniti, dove molti universitari descrivono orgogliosamente se stessi come “femministe maschili”. (da un articolo di The Atlantic che riflette sullo stesso studio di Stoet e Geary)

E il problema non è affatto l’attitudine delle ragazze per studi matematici perché eccellono anche in quelli, volendo.

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