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Arnaud Beltrame fu massone o no? Occorre un discorso sulle virtù

ARNAUD BELTRAME
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Mentre si moltiplicano i commenti e gli interventi riguardo all'eroico sacrificio del gendarme di Trèves, un'ombra resta in sordina: «Beltrame fu davvero massone?». E se sì, questo che cosa cambia? Come si fa a dare una risposta? Anzitutto con una lettura intelligente, come quella ispirata da François-Xavier Bellamy su Le Figaro di ieri: «Noi abbiamo l’inesprimibile sentimento che quest’uomo ci abbia salvati». E questo sentimento richiede adeguata riflessione.

La vicenda di Arnaud Beltrame, il gendarme francese offertosi a un islamista in riscatto di una sconosciuta da quello tenuta in ostaggio, continua a far versare inchiostro, in Francia e fuori. Domani, mercoledì 28 marzo, a partire dalle 11:30, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron presiederà agli Invalides un omaggio nazionale al luogotenente-colonnello. Attenzione: “omaggio nazionale” si definisce una particolarissima e rarissima onorificenza tributata dalla massima carica dello Stato francese. L’ultimo a vedersela tributata è stato il grande accademico di Francia Jean d’Ormesson (la cerimonia di “omaggio nazionale” è quasi totalmente identica a quella di “ossequi nazionali”: la sola differenza è che la prima si dà per un decreto del Presidente della Repubblica ed è totalmente a carico dello Stato).

Insomma, Beltrame non è stato ancora seppellito e già si parla di dedicargli strade e monumenti, nella notte scorsa un noto artista di strada gli ha dedicato un’opera a Port-Marly.

Il dato evidente è che tutti si affrettano a rendere omaggio a quest’uomo retto e coraggioso. In tale contesto è emerso un tema un po’ più controverso, dato che uno dei primi arrivati nella “corsa all’omaggio” è stato Philippe Chaurel, Gran Maestro della Grande Loge de France (pure i massoni su Facebook! O tempora, o mores!), il quale ha salutato l’ufficiale caduto come un “fratello” dell’Oriente di Rueil-Nanterre.

In una comunicazione successiva Chaurel ha spiegato di aver stabilito i toni e i contenuti di quella nota (effettivamente insolita, per un’associazione semiopaca come la massoneria) con “la famiglia” di Beltrame. Quindi con chi? Non è stato fornito dettaglio ulteriore. Il giorno dopo La Croix dava per assodata l’affiliazione massonica, spiegando però come Beltrame

avesse da qualche anno preso le distanze dalla massoneria, stando alla testimonianza di una persona vicina.

I colleghi di Aleteia France hanno contattato anzitutto l’ordinario militare in Francia, mons. Antoine de Romanet, che non ha esitato a tracciare un ardito parallelismo tra il sacrificio del gendarme e quello del Redentore:

Il sacrificio di sostituzione di Arnaud Beltrame riveste un carattere tutto particolare per i cattolici, perché coincide con l’ingresso nella Settimana Santa. Ci aiuta a meglio comprendere il gesto redentore del nostro Salvatore. Per i cristiani, la Settimana santa […] è rischiarata dal sacrificio e dalla morte di un uomo inabitato da Cristo. Un gesto di offerta, di dono, di pace, di umanità, di oltrepassamento. Venerdì Arnaud Beltrame, col sacrificio della propria vita, ha fatto scendere un raggio di luce dal cielo sulla terra. Ha elevato il mondo in semenza di eternità.

Subito dopo gli stessi hanno raggiunto mons. Dominique Rey, vescovo di Fréjus e Toulon nonché pastore particolarmente attento alle infiltrazioni massoniche nella Chiesa. Il prelato ha sobriamente commentato:

Non conosco personalmente il cammino di fede di Arnaud Beltrame. Ciascuno segue un itinerario che gli è proprio, di certezze e interrogativi. Arnaud Beltrame ha cercato Cristo.

E la sua dichiarazione trovava appoggio e corrispondenza in quella di padre Jean Baptiste Golfier, monaco dell’abbazia di Sainte Marie de Lagrasse, che dopo una qualche esitazione si era deciso a rilasciare una nota pubblica (peraltro riportata e tradotta anche da noi).

La sposa del gendarme, Marielle, ha rilasciato una breve dichiarazione a La Vie:

Ci siamo lungamente preparati al matrimonio religioso, grazie al solido accompagnamento dei monaci di Lagrasse. La celebrazione doveva aver luogo in Bretagna perché lì Arnaud aveva le sue radici. E poi era molto vicino all’abbazia di Timadeuc, dove abbiamo fatto molti ritiri.

[Arnaud] non smetteva mai di migliorarsi, di essere il migliore sposo possibile e di rendermi felice. Mi sosteneva e mi conduceva verso l’alto, sempre con molto rispetto.

Le esequie di mio marito avranno luogo in piena Settimana santa, dopo la sua morte di venerdì, proprio a ridosso delle Palme, e questo non è anodino ai miei occhi. È con molta speranza che attendo di festeggiare la risurrezione di Pasqua con lui.

Arnaud aveva una forza di volontà fuori dal comune. […] Per lui, essere gendarme voleva dire proteggere. Ma non si può comprendere il suo sacrificio se lo si separa dalla sua fede personale. È il gesto di un gendarme e il gesto di un cristiano. Per lui le due cose sono legate, non si può separare l’una dall’altra.

Parole importanti, che delineano la psicologia di un uomo fortemente e intimamente votato alla perfezione. Qualcuno potrà forse stupirsi di tanto baccano, fatto per di più già a corpo ancora caldo, e si ricorderà il detto sibillino di Gesù:

Dov’è il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi.

Lc 17, 37

Ma sarebbe ingeneroso, oltre che stupido, accusare di sciacallaggio tutti quelli che s’interessano alla morte di Beltrame e rivendicano con orgoglio una qualche ascendenza: in tale contesto, anzi, appare perfino apprezzabile la cauta prudenza della Chiesa, che subito ha riconosciuto e benedetto un proprio figlio eccellente, ma che si è guardata dall’imbastire frettolose canonizzazioni.

Eppure ancora oggi in Francia tutti s’interessano ad Arnaud Beltrame, da Macron in giù, passando per i massoni, i writers e giù giù… fino all’ultimo monaco di provincia. Questo è già in sé un fatto notevole, e mi pare che la disamina più intelligente e complessiva l’abbia scritta su Le Figaro di ieri François-Xavier Bellamy, giovanissimo professore di filosofia (nonché vicesindaco di Versailles).

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