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Aleks Patete, un tumore scoperto in gravidanza: perché dovrei uccidere mio figlio che mi ha salvato la vita?

Aleks Patete
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Storia di una mamma che ha detto no all’aborto terapeutico e ci aiuta a ricordare che esistono percorsi di cura per le donne in gravidanza con un tumore

DJ è nato, tutto è andato bene; la sua mamma poco dopo ha subito l’operazione di asportazione dell’ovaio malato e non ha voluto fare l’isterectomia perché desidera essere ancora madre. «Solo la Grazia di Dio ha permesso che tutto andasse bene e che entrambi siamo vivi» ringrazia Aleks. Pur così giovane c’insegna molto: la compagnia di Dio nella prova è tutt’uno con uno sguardo ragionevolmente dinamico sul reale, su tutte le opzioni che la scienza offre (e sono – grazie a Dio – di più di quelle che l’ideologia dell’aborto facile impone al pensiero comune).

Se la cultura dell’egoismo e della morte vuole cancellare ad una ad una le evidenze innate di una madre, ci rimboccheremo le maniche e saremo creativi come lo è stata Aleks, perché la grande dote della Verità è di non cambiare di una virgola anche se guardata da punti di vista insoliti. Poteva dire, semplicemente e giustamente: «È mio figlio non lo voglio uccidere», ma ha sfidato le etichette facili proponendo una visione umanamente inattaccabile «Lui mi ha salvato la vita, ora è il mio turno di salvarla a lui».

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