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Le omelie inedite di Don Tonino Bello su Gesù e la morte “serena”

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 21/03/18

La “chiave” del mistero

Don Tonino torna su come Gesù ci ha insegnato a vivere in modo sereno il “trapasso” anche in un altro documento: l’omelia esequiale pronunciata ad Alessano per la signora Luigia Rizzo nei giorni pasquali del 1967..

«Cari fratelli – diceva Don Tonino – la morte che per noi uomini rischia di rimanere disperatamente un problema crudele senza soluzioni, considerata alla luce di Cristo Risorto, diviene motivo della più ineffabile speranza. Sì, Cristo ci ha dato la chiave di questo mistero».




Leggi anche:
Don Tonino Bello e la “Chiesa del grembiule”

“Uno stato transitorio”

Don Tonino cita «il cero pasquale, acceso nella notte del Sabato santo. Quel cero ci dice che Gesù è morto anche lui, ma poi è risorto e ora vive in eterno. Quel cero ci dice che anche noi risorgeremo, che la nostra morte è stata assorbita nella risurrezione di Cristo; ci dice, insomma, che la morte è uno stato transitorio e non permanente, che è un portone d’ingresso nella vera vita e non un cancello d’uscita».

Il conforto del cero pasquale

Rivolgendosi alla platea in chiesa, Don Tonino la rassicura come un buono e saggio padre: «A dispetto della nostra comprensibile mestizia, un’onda di rasserenante conforto si sprigiona da quel cero, simbolo di Cristo. Risorgeremo anche noi, come è risorto il Signore, e ci ritroveremo insieme, e scomparirà per sempre la tristezza della tomba, sulla quale, pur essendo poco profonda, non riusciamo a curvarci senza provare le vertigini. Risorgeremo! L’importante – chiosa il sacerdote – perciò è vivere bene, nutrendo ideali di bontà e di generoso servizio».

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buona mortedon tonino bellogesù cristomorte
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