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4. Dialogate?

Quando vi avvicinate a vostro padre o a vostra madre e parlate solo voi, non vi aspettate che intervengano per consolarvi o consigliarvi, non c’è spazio perché possano esprimervi. Per questo è necessario parlare con Dio, sì, raccontargli le vostre cose, ma anche dargli il tempo di parlarvi. Ascoltate, soffermatevi, guardatelo. Aspettate con calma. Vi assicuro che sentirete la voce di Dio risuonare dentro di voi. Lasciate che Dio vi parli, che vi chiami per nome, che vi consoli o vi abbracci con il suo sguardo. Permetteteglielo. Questo dialogo è quello di un Padre con suo figlio, è un dialogo di intimità, di perdono, d’amore, di connessione profonda. Non perdete il vostro tempo in lunghi discorsi, ascoltate meglio la dolce voce del Padre.

Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate” (Matteo 6, 7-8).

5. Entrate in voi stessi

Direi che è una delle cose più difficili al giorno d’oggi. “Entrare in se stessi per uscire da se stessi” è una frase che spaventa. Cosa significa? Entrare in se stessi è vedersi da dentro, dal cuore. Forse l’immagine è difficile da capire. Entrare in se stessi è riflettere sulla propria vita, è esaminarsi, è raccogliersi dentro di sé. È fare una pausa dall’esterno, in cui l’importante siamo noi, e partendo da questa consapevolezza di sé potersi elevare verso Dio. È fare una pausa nella nostra vita, saperci amati da Dio scoprendolo. Un processo che inizia dall’esterno, poi va all’interno e infine verso l’eterno. Capite? Forse spiegarlo è difficile, ma cercate di liberarvi dal rumore, dalle cose esterne a voi, per prendere coscienza della vostra vita e poter salire verso Dio ed entrare in preghiera. Provateci! Vedrete che vi aiuterà molto nella vostra vita spirituale.

Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Galati 2, 20).

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