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I rifugiati potrebbero essere i veri vincitori della competizione di hacking del Vaticano

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©M. MIGLIORATO/CPP
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La squadra di Georgetown arriva prima dopo aver creato un'app per aiutarli a ottenere dei crediti

Negli ultimi anni, il mondo ha sentito parlare molto di rifugiati. L’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati riferisce che nel mondo ci sono 65,6 milioni di persone forzosamente sfollate. La maggior parte di loro fugge dalle guerre, e molte stanno abbandonando zone in cui le grave siccità provoca una minaccia di carestia.

Chi non conosce il prima persona i rifugiati può solo immaginare le difficoltà che comporta il fatto di essere sradicati dalla propria patria per rifarsi una vita in un altro Paese.

Alcuni allievi della Georgetown University sono andati oltre l’immaginazione. In una competizione di 36 ore di “hacking” promossa dal Vaticano e svoltasi dall’8 all’11 marzo, i cinque studenti hanno concentrato la propria attenzione su un aspetto della piaga dei rifugiati, e hanno sviluppato un modo tecnologico per aiutare queste persone a superare un problema del genere.

Il primo “hackathon” del Vaticano ha riunito 120 studenti di 30 Paesi in una competizione svoltasi in un albergo vicino alla Città del Vaticano. I partecipanti hanno unito le proprie abilità a livello di business, design, ingegneria e tecnologia per affrontare questioni come l’inclusione sociale, il dialogo interreligioso e le sfide che affrontano migranti e rifugiati.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Borgo Santo Spirito, quartier generale della Compagnia di Gesù. Il giorno dopo Papa Francesco ha salutato i partecipanti nel suo intervento in occasione dell’Angelus, dicendo che “è bello mettere l’intelligenza a servizio della verità e dei più bisognosi”.

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