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I rifugiati potrebbero essere i veri vincitori della competizione di hacking del Vaticano

VHACKS

©M. MIGLIORATO/CPP

John Burger - Aleteia USA - pubblicato il 20/03/18

La squadra di Georgetown arriva prima dopo aver creato un'app per aiutarli a ottenere dei crediti

Negli ultimi anni, il mondo ha sentito parlare molto di rifugiati. L’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati riferisce che nel mondo ci sono 65,6 milioni di persone forzosamente sfollate. La maggior parte di loro fugge dalle guerre, e molte stanno abbandonando zone in cui le grave siccità provoca una minaccia di carestia.

Chi non conosce il prima persona i rifugiati può solo immaginare le difficoltà che comporta il fatto di essere sradicati dalla propria patria per rifarsi una vita in un altro Paese.

Alcuni allievi della Georgetown University sono andati oltre l’immaginazione. In una competizione di 36 ore di “hacking” promossa dal Vaticano e svoltasi dall’8 all’11 marzo, i cinque studenti hanno concentrato la propria attenzione su un aspetto della piaga dei rifugiati, e hanno sviluppato un modo tecnologico per aiutare queste persone a superare un problema del genere.

Il primo “hackathon” del Vaticano ha riunito 120 studenti di 30 Paesi in una competizione svoltasi in un albergo vicino alla Città del Vaticano. I partecipanti hanno unito le proprie abilità a livello di business, design, ingegneria e tecnologia per affrontare questioni come l’inclusione sociale, il dialogo interreligioso e le sfide che affrontano migranti e rifugiati.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Borgo Santo Spirito, quartier generale della Compagnia di Gesù. Il giorno dopo Papa Francesco ha salutato i partecipanti nel suo intervento in occasione dell’Angelus, dicendo che “è bello mettere l’intelligenza a servizio della verità e dei più bisognosi”.




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Il team di Georgetown ha vinto nella categoria Migranti e Rifugiati di VHacks, evento che cercava di far sì che l’innovazione tecnologica superi le barriere sociali e affronti i problemi globali. Gli studenti Roisin McLoughlin, Jake Glass, Lucy Obus, Rushika Shekhar e Yanchen Wang hanno vinto 2.000 dollari per il loro progetto, Credit/Ability, un sito web progettato per aiutare i rifugiati a ottenere alloggi a lungo termine.

Come ha descritto la Georgetown University, l’app offre ai rifugiati un luogo in cui inserire le loro storie di impiego spesso a breve termine da quando si trovano nel Paese ospite. Credit/Ability usa poi le informazioni per calcolare un “tasso di credibilità”. Se questo è abbastanza alto, Credit/Ability lavora con alcuni sostenitori per offrire una garanzia di prestito che mette i rifugiati nelle stesse condizioni di altre persone che cercano un alloggio a lungo termine.

Lucy Obus ha affermato che il team ha deciso deliberatamente di costruire qualcosa che fosse “fattibile, praticabile e sostenibile, magari non appariscente ma adottabile da istituzioni basate sulla fede o piccole ONG”.

L’idea, ha aggiunto, è nata dopo aver incontrato dei rifugiati nel Centro Comunitario della Basilica del Sacro Cuore di Gesù di Roma. Il team ha avuto un assaggio dell’esperienza dei rifugiati, che spesso incontrano grandi difficoltà ad ottenere prestiti per alloggi a lungo termine perché vengono percepiti come persone che non godono di crediti finanziari, anche se sono in grado di guadagnare il salario di base e di permettersi il pagamento di un affitto nei Paesi ospiti.

“Abbiamo capito che molti potenziali proprietari avevano una visione negativa dei rifugiati anche se erano perfettamente in grado di permettersi di pagare”, ha affermato Shekhar, che studia per conseguire un master in Sviluppo Internazionale presso la Georgetown University, a  Straits Times.

Il gruppo ha lavorato sotto la guida del mentore Gege Gatt, CEO della tech start-up Ebo, per creare l’app.

Quanto ai vincitori nelle altre due categorie, l’Università di Calgary ha cercato di promuovere il dialogo interreligioso attraverso un social network chiamato DUO Collegare (DUO inteso come acronimo di “do unto others”, “fare agli altri”). Le organizzazioni possono attingere alle reti di una chiesa o un’organizzazione mettendo in collegamento i volontari potenziali con un lavoro che si adatta alle loro preferenze personali, come ha spiegato Wired.

Per l’inclusione sociale, un team universitario misto ha creato un’app basata sul web chiamata Co.unity che collega imprenditori locali e senzatetto che cercano un lavoro, raggiungendoli attraverso computer collocati in aree a rischio, ha riferito Wired.

Gli organizzatori di VHacks hanno predisposto un programma di sostegno post-hackathon per i partecipanti. “Tra due settimane raccoglieremo presentazioni più globali sui progetti e le sottoporremo ai nostri partner e mentori”, ha dichiarato a Wired Jakub Florkiewicz, uno degli organizzatori di VHacks. “Organizzazioni partner selezionate, come Google, Salesforce e TIM [Vivendi], analizzeranno i progetti con l’obiettivo di inserire qualche idea nei loro progetti.

Come ha notato la rivista, c’è già interesse da parte della Sezione Migranti e Rifugiati della Santa Sede. “Sono molto interessati a un’ulteriore collaborazione con alcune idee selezionate in quel campo”, ha confessato Florkiewicz.

“Siamo davvero orgogliosi del prodotto ed entusiasti per il suo potenziale”, ha detto la Obus di Credit/Ability. “Il nostro team si sta riunendo per pensare a come usare il premio monetario e l’interesse di partner esterni per creare qualcosa di reale”.

Varie imprese tecnologiche hanno avvicinato il team, esprimendo interesse nell’implementazione dell’app. Gli studenti stanno ora cercando di capire come fare per trasformarla in realtà.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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