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La questione della “Lettera di Benedetto XVI”, spiegata bene

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Un pasticcio comunicativo che non toglie nulla al rapporto tra i due Papi ma che lascia perplessi su alcune iniziative editoriali e comunicative recenti

Fin qui, tuttavia, la questione avrebbe riguardato esclusivamente, per i giornalisti accorsi alla presentazione, nella decisione di usare la lettera allegata al Comunicato ufficiale e non – per esempio – gli appunti presi durante la lettura. Purtroppo però la cosa non è finita qui.

È stato infatti Sandro Magister che sul suo blog “Settimo Cielo ha portato alla conoscenza del grande pubblico prima la distanza tra la lettera letta (vedi sopra) e quella consegnata alla stampa in cui si omette questo paragrafo:

Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi una breve e densa pagina teologica perché in tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo, anche solo per ragioni fisiche, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti.

Di nuovo, grazie anche al lavoro della Associated Press, alcuni dubbi sono stati sollevati sull’integrità della lettera, infatti, ed è di nuovo Magister ad intervenire, è evidente dalla foto che è stata fatta circolare, che più di un paragrafo era mancante tra la lettera e la firma.

 L’Associated Press – una delle più autorevoli agenzie di stampa al mondo – protestò, parlando di “manipolazione” che va contro “l’etica professionale giornalistica”. Sul secondo foglio, dove è visibile solo la firma autografa di Benedetto XVI, era posizionata l’opera omnia con gli undici volumi curati da Repole. A ventiquattro ore di distanza, il Vaticano chiariva che non c’era stata alcuna manipolazione, ma che la foto era “artistica” (Il Foglio).

La parte totalmente omessa anche dalla lettura pubblica di quella che – tra l’altro – doveva essere una lettera di carattere privato, recita quanto segue:

«Solo a margine vorrei annotare la mia sorpresa per il fatto che tra gli autori figuri anche il professor Hünermann, che durante il mio pontificato si è messo in luce per avere capeggiato iniziative anti-papali. Egli partecipò in misura rilevante al rilascio della “Kölner Erklärung”, che, in relazione all’enciclica Veritatis splendor, attaccò in modo virulento l’autorità magisteriale del Papa specialmente su questioni di teologia morale. Anche la “Europäische Theologengesellschaft”, che egli fondò, inizialmente da lui fu pensata come un’organizzazione in opposizione al magistero papale. In seguito, il sentire ecclesiale di molti teologi ha impedito quest’orientamento, rendendo quell’organizzazione un normale strumento d’incontro fra teologi» (Avvenire).

Il “nuovo” paragrafo spiega il vaticanista dell’Espresso che spiega meglio ai lettori i termini della distanza teologica tra Ratzinger e i suoi colleghi teologi Hünermann e Werbick:

Tra le prime due righe, infatti, del paragrafo reso illeggibile, in fondo al primo foglio della lettera, e i saluti e la firma di Benedetto XVI, nella seconda metà del secondo foglio, c’è uno spazio troppo grande per essere occupato solo dal finale del paragrafo omesso nel comunicato stampa.

E lì che cosa c’era ancora scritto, che Viganò s’è guardato dal leggere in pubblico e s’è premurato di coprire ben bene, nella foto, con gli undici libretti sulla teologia di papa Francesco?

C’era la spiegazione del perché Benedetto XVI non aveva letto quegli undici libretti né intendeva leggerli in futuro, e quindi del perché egli aveva rifiutato di scrivere “una breve e densa pagina teologica” di presentazione e valorizzazione degli stessi, chiestagli da Viganò.

Il motivo addotto da Benedetto XVI nelle righe finali della sua lettera – ci dice una fonte inoppugnabile – è la presenza tra gli autori di quegli undici volumetti di due teologi tedeschi e soprattutto di uno, Peter Hünermann, che è stato critico implacabile sia di Giovanni Paolo II che dello stesso Joseph Ratzinger come teologo e come papa.

L’altro teologo tedesco è Jürgen Werbick. Di Hünermann, professore all’università di Tubinga, si può ricordare che è autore tra l’altro di un commentario del Concilio Vaticano II agli antipodi dell’interpretazione ratzingeriana. I due libretti sulla teologia di papa Francesco scritti da costoro hanno rispettivamente per titolo: “La debolezza di Dio per l’uomo” e “Uomini secondo Cristo oggi” (Settimo Cielo, 17 marzo).

In buona sostanza la lettera indirizzata da Benedetto XVI a Viganò aveva carattere privato di risposta ad una precedente lettera inviata circa un mese prima dal Prefetto al Papa emerito, lettera che poi – solo parzialmente – è stata fatta girare tra gli addetti ai lavori durante la presentazione dei volumi scritti (anche) da teologi non amati da Ratzinger su cui Benedetto non aveva desiderio – oltre che tempo e forza – di esprimersi sopra.

Nulla in realtà di questa vicenda intacca quella che in questi cinque anni è stata la fattiva e genuina collaborazione spirituale tra Ratzinger e Bergoglio, nulla può dare diritto a commentatori più o meno schierati, di far pensare che Ratzinger sottostimi Bergoglio come pontefice o come teologo. L’unica cosa certa è che la gestione di questa vicenda, avvenuta dopo una lunga campagna contro le fake news, verrà ricordata come una brutta pagina nelle relazioni tra  Santa Sede e giornalisti accreditati.

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