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La primavera è qui, la speranza come l’erba rinverdisce sotto i nostri piedi

MOTHER, CHILD, DAISY
Shutterstok
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I bravi poeti ci ricordano che non occorrono cose nuove, ma occhi nuovi con cui guardare ogni cosa

Ogni sentiero e ogni orto che c’è,
ogni cespuglio di rosa,
ogni celeste nontiscordardime
su cui la rugiada riposa:
‘Su, sveglia – gridano – nasce il giorno
e sale tra valli ridenti e prati,
abbiam soffiato nel mattutino corno,
per dirvi: amici, v’attendono i vostri alleati’

R. L. Stevenson, Fiori del giardino

I poeti davvero bravi – disse G. K. Chesterton – scrivono della primavera, cioè scrivono di cose su cui altri mille poeti hanno già scritto. Il bravo poeta usa le rime sole-cuore-amore. Perché solo un bravo poeta è in grado di adempiere al compito più difficile possibile: farti vedere che l’erba è verde, mostrarti come nuovo ciò che da sempre è sotto i tuoi occhi. Lo sosteneva anche la scrittrice americana Flannery O’Connor, osservando che «forse non esistono cose nuove da dire, ma solo nuovi modi di dire le stesse cose».

E così, un grande scrittore e poeta come R. L. Stevenson immaginò che i fiori, riaprendosi ogni mattino, ci rivolgano l’invito ad andare incontro alla nostra giornata, come dicessero: il giorno è spuntato e noi siamo i tuoi alleati; noi siamo il tuo post-it fiorito, l’appunto quotidiano in cui sta scritto che non sei una foglia al vento, ma una creatura che ogni giorno sboccia al giorno della vita.

C’è alleato migliore della realtà vivente? Per dirla con S. Francesco, è l’incessante Cantico delle Creature.

Sempre Chesterton ne L’uomo che fu Giovedì racconta di un duello mortale che il protagonista deve combattere e che si svolge proprio in mezzo a un grande prato fiorito. Di fronte alla paura della morte, paura cocentissima e tutt’altro che astratta, nasce in lui un coraggio quasi ancestrale, non da superuomo ma da uomo in carne e ossa. L’erba, il sole e i fiori gli ricordano che il dato della vita non è mai neutro, ma sempre sbilanciato sul positivo – anche nel momento supremo in cui un uomo è di fronte alla morte:

Perché non appena vide il bagliore del sole correre lungo il filo della lama del suo rivale e non appena sentì quelle due lingue d’acciaio toccarsi e vibrare come se fossero animate, si rese conto che il suo nemico era un avversario terribile e capì che probabilmente era arrivata la sua ora.
Avvertì in modo stranamente vivido il valore di tutto ciò che lo circondava, anche l’erba sotto i suoi piedi; sentiva l’amore alla vita che c’è in ogni cosa vivente. S’immaginò persino di udire il rumore dell’erba che cresceva; s’immaginò persino che nel prato attorno a lui germogliassero nuovi fiori e si schiudessero i loro boccioli … fiori rossi come il sangue e d’oro splendente e azzurri, che facevano trionfare lo spettacolo della primavera. … A questo pensiero, Syme raccolse le forze e tutto ciò che di buono c’era in lui cantava nell’aria alzandosi alto quanto il vento che stormiva tra gli alberi.

Come non ricordare poi Re Theoden ne Il signore degli anelli, quando si lancia impavido nella sua ultima battaglia che lo porterà a dare la vita sente rinverdire la terra sotto i suoi piedi, man mano che il suo destriero si avvicina al nemico. La primavera è questa speranza che abita nel fondo del cuore di un uomo, anche quando è prossimo alla morte; il Mistero ha impresso dentro il creato questo canto che ogni margherita del prato ripeto sbocciando un’alba dopo l’altra: tu non morirai.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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