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3 devozioni di Papa Francesco alla Madonna che forse non conoscete

Maria Salus Populi Romani, Ternura e Silêncio
Creative Commons
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Nostra Signora della Tenerezza, Nostra Signora del Silenzio e Maria “Salus Populi Romani”

Profondamente devoto alla Madonna, Papa Francesco ha già dimostrato innumerevoli volte il suo affetto per Maria in visite, pellegrinaggi e discorsi mariani collegati alle sue più popolari devozioni: Nostra Signora di Fatima, di Lourdes, di Aparecida, di Guadalupe…

In varie occasioni, il Pontefice ha anche condiviso il suo affetto per la Vergine in devozioni poco conosciute, come le tre che riportiamo di seguito:

1 – Maria, “Salus Populi Romani

ICON SALUS POPULI ROMANI
Gregorio Borgia I POOL I AFP
The restored icon of Mary ìSalus Populi Romaniî (Salvation of the Roman People) is pictured at the end of a Mass celebrated by Pope Francis at St. Mary Major Basilica in Rome, on January 28, 2018. / AFP PHOTO / POOL / Gregorio Borgia

Salus Populi Romani” significa in latino “Salvezza del Popolo Romano”, nel senso evidentemente di “Protettrice” e non “Redentrice”.

Questa devozione è rappresentata dall’icona della Madonna con il Bambino Gesù in braccio, in stile bizantino, attribuita tradizionalmente all’evangelista San Luca, che era anche pittore.

POPE ICON
Antoine Mékary I Aleteia
Nicea II: 787L’ultimo grande concilio ecumenico riconosciuto da tutte le chiese tratta ancora di cristologia, ma in modo meno esplicito e tematizzato dei precedenti: la disputa sull’iconodulia, cioè sulla liceità di venerare le immagini, poneva la grande questione della possibilità concreta di vedere Dio. Questo è il motivo per cui alla fine gli iconoduli vinsero sugli iconoclasti, e fu soprattutto Giovanni Damasceno a individuarlo: era Cristo stesso, secondo il dettato paolino, «l’immagine del Dio vivente». Dunque il Dio che «nessuno aveva mai visto» si era reso visibile, e anche nei santi (a cominciare dalla “Tuttasanta Madre di Dio”) si manifestava visibilmente l’invisibile. Per combattere dunque l’iconoclastia, che come già l’arianesimo si presentava con i crismi di un grande ossequio verso la dignità di Dio, la grande imperatrice Irene intervenne quando morì suo marito Leone IV: assunse la reggenza del piccolo Costantino VI e, perché questi non fosse preda delle pressioni iconoclaste (già in opera ufficialmente fin dal Concilio Quinisesto del 691-692) lo fece accecare così che fosse inabile al governo e in modo da poter quindi tenere lei le redini dell’ortodossia. L’imperatrice fece riunire il concilio e quando vide che la maggioranza dei vescovi era già prona all’iconoclastia, a cominciare dal patriarca, fece spostare la sede da Costantinopoli nella più piccola Nicea, per poter gestire la situazione con miglior agio. Lì fece leggere la lettera di Papa Adriano, la fece acclamare dai vescovi e fece solennemente anatematizzare gli iconoclasti. In Occidente un altro (aspirante) imperatore, frattanto, mal soffriva l’alleanza tra Adriano e Irene: Carlo Magno, quindi, convocò a Francoforte un sinodo, nel 794, in cui condannò le risoluzioni del concilio e scomunicò Irene. Fatto sta che fin da subito Nicea II fu un grande concilio ecumenico, mentre il sinodo carolingio resta quasi una mera curiosità da eruditi.

L’icona ha delle somiglianze tipologiche con quella di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, con la quale molti la confondono, anche se si tratta di icone diverse. È davanti all’icona della Salus Populi Romani che il Papa prega ogni volta che parte e torna da un viaggio internazionale. In queste occasioni, Francesco recita la preghiera mariana “Sub tuum praesidium” (“Sotto la tua protezione”).

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