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Sei il tipo che si mette sulla difensiva?

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Mathilde De Robien - pubblicato il 17/03/18

La psicologia ci permette di prendere coscienza dei nostri meccanismi di difesa. Per padre Joël Pralong, una vera spiritualità può abbattere i muri

Nel suo libro Le courage d’être soi-même (Il coraggio di essere se stessi), Joël Pralong identifica i meccanismi di difesa che agiscono nel più profondo del nostro essere e ci impediscono di essere pienamente noi stessi quando ci relazioniamo agli altri.

In un’intervista rilasciata ad Aleteia, l’autore ci offre alcuni spunti per continuare ad essere noi stessi nonostante i meccanismi radicati in noi fin dall’infanzia.

Quali sono i meccanismi di difesa di cui parla nel suo libro?

I meccanismi di difesa definiti dalla psicologia sono i comportamenti che adottiamo per proteggerci. Sono i muri che erigiamo tra il mondo, a volte crudele, e la nostra sensibilità vulnerabile.

Li abbiamo costruiti fin dall’infanzia, e in genere li troviamo in tutte le persone, nelle nostre reazioni di fronte alle avversità.

Siamo come un camaleonte che nega i propri pensieri per adeguarsi a quelli della persona che ha di fronte, un pastore tedesco che reagisce in modo aggressivo.

Questi meccanismi rivelano delle ferite e ostacolano una comunicazione autentica. Ci impediscono di essere noi stessi, ci manipolano e possono manipolare gli altri.

Quando risultano sproporzionati rispetto alla realtà, diventano veri fattori impeditivi.

Se ci limitano nelle nostre relazioni, come possiamo distruggerli?

Non ci curiamo delle nostre ferite, ma è proprio questo l’obiettivo del mio libro: poterne prendere coscienza, superarle, avere degli alleati. Non possiamo pretendere di liberarci dei nostri meccanismi di difesa, perché viviamo in un mondo in cui lottiamo costantemente e dal quale bisogna proteggersi.

I meccanismi di difesa agiscono come gli anticorpi nel sangue: non dipendono da noi. È necessario che questi anticorpi esistano per far fronte a un virus. Il nostro corpo fabbrica dei meccanismi di difesa per farci affrontare quello che ci capita.

La sfida è prendere coscienza di questi meccanismi quando ci ostacolano, e questo avviene soprattutto grazie alle osservazioni di terze persone.

È possibile che ci dicano: “Con te non si può mai parlare seriamente, prendi tutto come uno scherzo”, o “Perché ti metti sulla difensiva come se ti stessi attaccando?” Sono i segnali che devono allertarci per iniziare a lavorare su noi stessi.

Come realizzare questo obiettivo e imparare ad essere se stessi?

La psicologia può aiutare, ma non basta per combattere. È qui che la spiritualità risulta interessante, visto che ci offre delle piste per purificarci. La compagnia spirituale non sostituisce quella psicologica, sono due realtà complementari. Spesso, però, ci limitiamo alla sfera psicologica e dimentichiamo di aprirci all’aiuto di Dio.

Imparare ad essere se stessi è avere il coraggio di ascoltare quello che ci dicono gli altri, quello che sentiamo, e di aprirsi a Dio. Lasciare che Dio ci illumini e ci purifichi richiede umiltà. Imparare ad essere se stessi è una ricerca della verità, un lavoro che dura tutta una vita.

Joël Pralong è superiore del seminario della diocesi svizzera di Sion ed ex infermiere nei reparti psichiatrici.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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