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Michele, J-Ax e Papa Francesco: da dove viene questa cattiveria?

MICHELE RUFFINO
Facebook/Michele Ruffino
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Un altro ragazzino si è tolto la vita. Aveva 17 anni, qualche problema motorio e un elenco di vessazioni subite dai coetanei, ma anche tanta passione per la scuola, la pasticceria, la vita

Ora potremmo inoltrarci per quei sentieri piuttosto battuti in effetti ma dei quali io non sono affatto sufficientemente esperta dove si fanno considerazioni sulla crudeltà dei giovani, persino dei bambini; chiamando in causa il bisogno di segregarsi tra simili, di riconoscersi in un’appartenenza chiassosa all’esterno perché ancora molto fragile interiormente. Il contesto giovanile è talmente complesso che non ne verremmo a capo.

Dobbiamo tenere in serissima considerazione la tragica emergenza educativa, una vera infezione pandemica, che la nostra società continua a trattare con i fiori di Bach anziché darci dentro con gli antibiotici a tappeto. Abbiamo genitori meno sicuri, molli dove servirebbe durezza e assurdamente pretenziosi dove invece occorrerebbe lasciar correre. Abbiamo ragazzini con gli smartphone e internet accessibili sempre e pochissimi strumenti personali per fare fronte alle relazioni offline.

Ma un errore credo non dobbiamo compierlo nemmeno noi. Non ci sono “i bulli” da una parte, depositari di tutta la quota di cattiveria predestinata ai giovanissimi, e i ragazzi buonissimi dall’altra. Esistono dinamiche che si installano nei rapporti, esiste il triangolo vittima, carnefice, salvatore. Esistono le crisi esistenziali dell’adolescenza. Esistono persone che sono strutturalmente o temporaneamente più fragili.

Ma là in fondo, non v’è dubbio, nel segreto del nostro cuore, quello di tutti (è talmente evidente) resta sempre in agguato uno scorpione. Un ragno velenoso pronto ad avventarsi su qualsiasi preda. Sul debole. Perché?

Per il gusto del male per il male. Per la perfidia che gode di sé stessa e che non è nostra ma come un insidioso parassita ci ha presi  come animale ospite. Nessuna indagine sociologia o psicologica arriverà mai ad estinguere l’ultimo perché sulla cattiveria umana.

Il Sommo Pontefice ha posto molto più chiaramente la domanda e ha dato una risposta limpida e spaventosa per questi nostri tempi addestrati a non nominarlo più, il male col suo nome proprio.

In una omelia di quest’anno, la prima del 2018, Papa Francesco si chiedeva «Cosa c’è dentro di noi, che ci porta a disprezzare, maltrattare e farci beffa dei più deboli?»(La Stampa, Vatican Insider, 8 gennaio 2018)

E la risposta è così salutare. Sì fa bene alla nostra salute e alla nostra salvezza conoscere l’esistenza e l’azione subdola ma reale di un essere che campa di odio. Odio a Dio e all’uomo che ne è la sua immagine e nel quale si è incarnato.

Il «forte che si prende beffa e disprezza il più debole»(…) «Forse gli psicologi daranno le loro spiegazioni di questa volontà di annientare l’altro perché è debole, ma io dico che questa è una delle tracce del peccato originale. Questa è opera di Satana» (Ibidem)

In Satana non c’è compassione e nemmeno in noi quando godiamo del male inflitto al più debole. Nemmeno in quel ragazzino che, riferisce la mamma, avrebbe commentato al funerale di Michele “da vivo era ancora più brutto”. Ma potrà sorgere. Perché se è vero che il peccato originale si mostra in tutta la sua letale evidenza è ancora più vero che quell’essere personale spirituale avversario di Dio è stato sconfitto e Cristo, che lo ha vinto, è il nostro Avvocato.

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