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Superamento personale o ricerca compulsiva della perfezione?

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Rachaphak - Shutterstock

Javier Fiz Pérez - pubblicato il 15/03/18

Imparate a individuare la sindrome del perfezionista

Esiste il mondo perfetto, il partner perfetto, il lavoro perfetto? Quasi tutti hanno ben chiara la risposta: decisamente no. È tuttavia piuttosto frequente esaurirsi cercando qualcosa che razionalmente si sa che non esiste.

L’idea di perfezione si trasmette fin da piccoli: “Fallo meglio, so che posso aspettarmi molto di più da te”; “Non accontentarti di essere mediocre”. Professori e genitori pretendono che ci sforziamo, che sviluppiamo al massimo il nostro potenziale, che svolgiamo un lavoro di qualità.

L’intenzione è ovviamente positiva, e a molti bambini serve, in termini generali, per motivarsi al superamento di sé; in altri rafforza l’affanno competitivo di vincere e in altri ancora il desiderio di essere i primi o i migliori. Per ancora diventa un peso che asfissia nell’infanzia e nell’adolescenza, trasformandosi nell’“obiettivo” che ci si prefigge in tutti i campi della vita adulta: essere perfetti.

È difficile riconoscere che si cerca la perfezione, perché il vero perfezionista cerca di relativizzare il leitmotiv della sua vita, e ovviamente non lo considera un problema finché qualcuno non glielo segnala o accumula livelli significativi di ansia e/o depressione. Camuffa dicendo: “Non sono perfezionista, semplicemente mi piacciono le cose ben fatte”, o “Faccio solo il mio dovere”.

La sindrome del perfezionismo

Vediamo alcune delle caratteristiche che definiscono meglio una persona che tende a cercare la perfezione in modo egocentrico e che potrebbe sviluppare anche patologie comportamentali:

  • Eccessivo autocontrollo nei confronti di ciò che sente e che fa: Valutate i vostri sentimenti e la vostra condotta e non vi permettete di esprimere le emozioni che provate in modo spontaneo, dipendendo dall’ipotesi che sia corretto, pertinente o prudente mostrarvi allegri, tristi o arrabbiati in un dato momento.

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