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Papa Francesco invitato a recarsi in Pakistan

MGR JOSEPH COUTTS
Corinne SIMON/CIRIC
Mons. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi.

È nato il 21 luglio 1945 ad Amritsar, nella diocesi di Jullundur (India). È stato presidente della Conferenza Episcopale Pakistana dal 2011 alla fine del 2017. Una delle sue priorità è sempre stato il rapporto tra cristiani, musulmani e induisti. Il nuovo cardinale giunto dalla terra di Asia Bibi consiglierà il Papa a favore dei cristiani perseguitati in Asia.
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In visita “ad limina”, i vescovi pakistani hanno ferma intenzione di sensibilizzare il Pontefice alla difficile situazione dei cristiani nel Paese.

Oggi, giovedì 15 marzo, i vescovi del Pakistan hanno incontrato Papa Francesco in Vaticano, in occasione della loro visita ad limina. Fin qui tutto nella piena normalità: tutti i vescovi del mondo vanno periodicamente ad limina apostolorum, vale a dire sulla soglia delle tombe degli apostoli. E certo, questo s’intende anzitutto per i primi tra loro, a Roma, cioè san Pietro e san Paolo, sepolti nelle rispettive basiliche. La visita riguarda anche, concretamente, i loro successori: l’attuale Papa e i suoi collaboratori.

Ma secondo la filiale italiana della fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre, i vescovi pakistani, guidati da mons. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, hanno ferma intenzione di invitare il Santo Padre a recarsi in visita apostolica nel loro Paese.

Non sono certo i soli a tentare la sorte in tal senso, ma hanno una qualche speranza di essere ascoltati? Per mons. Joseph Coutts, la Repubblica islamica avrebbe diverse chances. In Pakistan – afferma – tutti quanti, quale che sia la religione di appartenenza, stimano molto il capo della Chiesa cattolica, considerato “uomo di pace”. Ciò che colpisce i musulmani, sottolinea ancora, è l’insieme delle relazioni che il Vaticano intrattiene con il centro musulmano Al-Azhar, in Egitto. Ma questo invito, pure condiviso dall’attuale governo del Paese, dovrà ciononostante essere confermato dai prossimi responsabili politici della Repubblica islamica, dopo le elezioni del 15 luglio. Il prelato si dice nondimeno fiducioso sull’esito positivo della richiesta. Tanto più che questa visita condurrebbe il Papa alle “periferie della Chiesa”. Un mese fa il Vescovo di Roma aveva riaffermato la sua preoccupazione per i cristiani d’Oriente, offrendo una messa per questo «popolo crocifisso come Gesù».

Un clima sociopolitico teso

Prima di incontrare il Papa e di proporgli il viaggio, i vescovi hanno quindi partecipato alla Messa con lui a Santa Marta. È solo dopo che sono stati ricevuti in udienza in una delle sale ufficiali del Palazzo apostolico. Nel corso della conversazione, essi hanno espresso al successore di Pietro la situazione nel Paese, caratterizzata da numerose tensioni sociali e religiose.

Per quanto il Paese conti un’immensa maggioranza di musulmani – circa il 96% della popolazione – resta non meno vero che circa quattro milioni di pakistani sono cristiani. La metà tra loro sono cattolici, l’altra protestanti. Ma questa comunità soffre grave discriminazioni e violenze, in un clima politico largamente sfavorevole a loro.

Sfortunatamente, ricorda l’arcivescovo di Karachi, in questi ultimi anni parecchie chiese sono state toccate da attentati terroristi. È per questa ragione – spiega – che la polizia sorveglia i nostri luoghi di culto. Il terrorismo islamico è un pericolo costante: «Non sappiamo né dove né quando i terroristi torneranno a colpire».

L’ultimo attacco ha colpito la chiesa metodista di Quetta, nel sudovest del Paese, lo scorso 17 dicembre. Il giorno di Pasqua, nel 2016, un attentato suicida aveva ugualmente insanguinato un parco della città di Lahore: 78 persone vi trovarono la morte, e di queste quasi la metà erano bambini.

La legge anti-blasfemia, una spada di Damocle

E poi un’altra fonte di sofferenza per i cristiani della Repubblica islamica del Pakistan risiete nell’abuso della legge anti-blasfemia, che punisce con la morte quelli che pronunciano parole oltraggiose contro l’Islam. È a causa di questa legge che un ragazzo cristiano di Lahore, Patras Masih, è stato recentemente accusato di aver offeso il profeta Maometto. Sempre a causa di questa legge Asia Bibi è in prigione dal 2009. «Penso spesso a tua madre e prego per lei», aveva detto il Papa alla figlia della “martire”, durante un’udienza avvenuta a Roma lo scorso febbraio.

Per mons. Coutts – torna a ripeterlo – un innocente è accusato senza prova alcuna e senza possibilità di difendersi. «Presto o tardi – spiega – qualcun altro sarà accusato». Che sia davvero colpevole o innocente. È di conseguenza importante un vero cambiamento di mentalità che impedisca l’abuso della norma, ad oggi una vera spada di Damocle. Sfortunatamente «il problema della legge anti-blasfemia è inerente alla nostra società», dichiara l’arcivescovo.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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