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La perfetta letizia esiste (e non è smettere di soffrire)

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Non sono più felice quando non devo rinunciare a nulla, quando non c’è sofferenza

Nella mia Via Crucis abbraccio la mia vita com’è. Con i suoi limiti e il suo dolore. Con le sue carenze e le sue rinunce. Con la sua tormenta e i suoi monti alti e ripidi. Con il suo sole e il suo freddo.

E bacio la croce che fa parte della mia vita. Rinuncio definitivamente alla tristezza. Rinuncio a vivere senza pace. Rinuncio a vivere mendicando amore con l’anima piena di amarezza.

Rinuncio a non confidare in Dio ogni volta che la mia vita non va come l’avevo progettata. In base a quel progetto che pensavo mi avrebbe reso felice.

Rinuncio ad essere mediocre cercando la pace nelle piccole gioie della vita. Non voglio la mediocrità che mi turba e mi impoverisce.

È vero che quelle piccole gioie che accarezzo valgono la pena. Sono come quegli uccellini che riempiono la mia giornata con il loro canto.

All’improvviso tutto si riempie di luce, tutto brilla, anche se presto, in un sospiro, improvvisamente scompare.

E sorrido e mi riempio di pace. Sento il dolore per la rinuncia, per il sacrificio, ma allo stesso tempo sento anche il sollievo, la pace e la speranza.

Mi riempio di una luce che viene dall’alto, e ripongo la mia gioia in ciò che conta davvero. Non smetto di sentire il dolore. È come una fitta. Non ci rinuncio. Il dolore mi rende più umano e più consapevole dei miei limiti e delle mie carenze.

Ma rinuncio alla tristezza che a volte comporta il sacrificio. Non voglio la tristezza. Non rinuncio nemmeno al mio sorriso.

Come quello di quel Cristo di Javier che mi sorride dalla croce. Nel suo tormento mi sorride. Nel dolore mi guarda pieno di pace. Nella sua agonia si preoccupa di ciò che provo, di quello che vivo. Voglio vivere così. La perfetta letizia è in questo.

[1] J. Kentenich, Le fonti della gioia sacerdotale
[2] Ibidem
[3] Ibidem

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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