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La perfetta letizia esiste (e non è smettere di soffrire)

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Non sono più felice quando non devo rinunciare a nulla, quando non c’è sofferenza

Spesso mi sento triste, tocco il vuoto dell’anima. Come diceva padre Kentenich, “chi di noi non soffre in modo molto profondo per questa mancanza di gioia? Chi non soffre profondamente con il suo popolo, con i suoi seguaci, che soffrono tanto per questa carenza?” [2].

Una suora, quando le chiesero se le costavano le rinunce che aveva comportato l’ingresso in convento, rispose: “La mia rinuncia più grande è stata rinunciare alla tristezza che avevo prima”.

Mi è sembrata una risposta un po’ povera. Anch’io voglio rinunciare a questa tristezza, ma ciò non toglie che nella mia vita, nella mia vocazione, nel mio cammino concreto, in cui si prova ogni mattina la mia libertà, debba rinunciare.

Ogni vocazione, quella di chiunque, presuppone autentiche rinunce. Ciascuno conosce le proprie. Ogni rinuncia ha il suo valore, ma non è che per il fatto di aver rinunciato il cammino al quale Gesù mi chiama perde luce.

La felicità non consiste nel non dover rinunciare. Non sono più felice quando non devo rinunciare a nulla, quando non c’è sofferenza. Quell’immagine di felicità che a volte mi si inserisce nell’anima non è vera.

La mia vocazione passa per aderire a un bene che mi rende felice, ma allo stesso tempo devo baciare la rinuncia che fa male all’anima. La rinuncia a non avere altri beni che sono anche di Dio e preziosi.

Non è che per il fatto di toccare con dolore la mia rinuncia la mia scelta, il mio “Sì”, i miei passi smettono di avere luce. Ne hanno ancora di più. La rinuncia concreta illumina i beni a cui aderisco con gioia.

E nel mezzo del cammino potranno venire tempeste, tormente, dubbi, ma se il mio cuore è ben ancorato in Dio non tremerò.

E riposerò sollevato tra le sue mani di Padre: “San Francesco arriva a questa conclusione: se siamo perseguitati, disprezzati, ecc., e ci rallegriamo in Dio, allora avremo la perfetta letizia. Se concepiamo la gioia in questo modo, è forse qualcosa di blando, o al contrario è estremamente vigoroso, qualcosa di cui abbiamo bisogno?” [3]

La perfetta letizia non c’è quando mi va tutto bene, ma quando Gesù nel mio cammino mi fa guardare sorridendo i passi che ho davanti.

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