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«I rapporti prematrimoniali?» «Un vero peccato!» «Ma “mortale”?» «Eh… vediamo…»

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Giovanni Marcotullio - pubblicato il 13/03/18

E mi tornano in mente le coppie dell’altra sera, alcune delle quali vedevo ancora lontane dalle condizioni per cui un simile discorso diventa comprensibile: «Ma il preservativo dobbiamo ammetterlo, sennò a un quindicenne che diciamo?». Una domanda che mi ha riportato bruscamente indietro di un anno, quando traducevo la Hargot che dedicava i primi capitoli del suo saggio a lamentare l’incredibile aridità di una civiltà che davanti all’esplosione di vita di un adolescente non ha altra consegna da espletare se non quella di un palloncino (anche lì parliamo di un feticcio). Ma per dirla in sintesi (è ovvio che il preservativo non vada suggerito né a una coppia sposata né – tanto meno! – a dei ragazzini), il problema dei rapporti prematrimoniali è semplicemente che sono rapporti extramatrimoniali.




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Ho un amico prete che a una giovane, la quale si sentiva rimproverata da lui (ma non lo era) per il suo stato di concubinato, ha replicato: «Guarda che non ho mai pensato che tu e il tuo compagno facciate troppo sesso: secondo me, anzi, il problema è che ne fate drammaticamente poco». La ragazza trasecolò e lui proseguì: «Sposatevi, fate l’amore tutti i giorni senza più pensare “speriamo che duri”, rimandate al diavolo i preservativi e le pillole, non rinunciate né al piacere né al brivido, mettetevi a costruire la vostra vita».

Forte… qualcosa del genere l’aveva detta anche Fabrice Hadjadj mesi fa, rispondendo a una nostra intervista:

la pienezza dell’atto sessuale consiste nell’avere una suocera, e finisce nel diventare a propria volta un suocero e un nonno o magari un bisnonno (il patriarca, non Casanova, è l’icona di una sessualità liberata e compiuta)…

«E quindi fanno peccato, quelli che hanno rapporti prematrimoniali?». Ma certo, si capisce! Fanno una cosa intelligente quelli che vanno a comprare la torta per il loro compleanno e se la mangiano per strada quando a casa li stanno aspettando tutti per la festa? Ogni peccato è, ancora prima che un’ingiustizia, una sciocchezza.

Poi capita che proprio quelli che faticano a seguire questo livello della discussione si spingano oltre, chiedendo se sia «peccato mortale o no». Come si fa a spiegare le disequazioni a chi non ha capito i binomi? A dire il vero, sulla questione del peccato mortale c’è molta confusione in giro, ma la verità è che “alla fine del campionato” il pareggio non sarà contemplato. Non esisteranno mezze misure, perché ogni vita sarà riuscita o fallita, semplicemente.


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C’è chi pensa che i peccati e gli atti virtuosi debbano comporsi in una sorta di somma algebrica, ove dato un valore a ogni atto si spera (o si scommette) che il risultato sia maggiore di 0. Questa è quella che è stata efficacemente chiamata “la fede dei demoni”, attestata fin dai Vangeli e dalle Lettere apostoliche: una indigeribile mistura di verità e di odio che acceca il cuore (i cattolici “duri e puri” fanno bene a scrutarsi a fondo, in tal proposito, durante l’esame di coscienza). In Purgatorio V Dante illustra drammaticamente con la storia di Bonconte quanto “una lagrimetta” versata col cuore («nel nome di Maria», scrive delicatamente il Poeta!) possa lavare una vita di peccati che già permetteva all’inferno di accampare diritti.




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«Quindi – penserà chi mi ha chiesto se sia peccato mortale o no – conviene sperare di avere tempo per dire un’Ave Maria?». Io per me spero di averlo, quel tempo, nella mia ultima ora, ma una simile domanda “sulla disequazione” rivela che non si sono capiti “i binomi”: Bonconte si morde le mani, “nel nome di Maria”, perché gli passa davanti tutta la vita e ha la grazia di vedere e riconoscere lo spreco che ne ha fatto. Come la sua vita sia stata brutta. Così chi oggi pensa di “vivere a mille” accontentandosi del “buffet del sesso” senza mai mettersi a tavola come si deve… a molti anni da oggi potrà capire (se ne avrà la grazia) quanto tempo, quante energie ha sottratto a cose veramente belle e grandi e piene di senso e soddisfazione. Però la gioia di poter avere una famiglia, di diventare genitori (responsabili di sé e di altri), di viaggiare con i figli e di introdurli al mondo con una dote di conoscenza e di amore, e magari vederli a loro volta crescere e diventare bravi genitori… quella gioia l’avrà persa per sempre. Chi vuole farvi credere che si possano avere orgasmi più lunghi di questo è sicuramente uno della Durex, cioè uno che vuole i vostri soldi – e li vuole a patto di tenervi depotenziati.




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A 50 anni da Humanæ Vitæmolti sono quelli che vorrebbero “aggiornare” il documento, ovvero di fatto neutralizzarlo. Forse invece si farebbe bene a rileggerlo, magari a partire dalle storie delle vite ricostruite grazie a quella coraggiosa enciclica (in tal senso dobbiamo della gratitudine a Costanza Miriano che ha avviato una simile iniziativa): e poi sì, certamente, si potrà pure aggiornarlo. Anzi, si dovrà, perché nel ’68 non si avevano i dati di oggi sulla ripresa delle malattie a trasmissione sessuale, sul combinato disposto di aborto alle stelle, inverno demografico e crollo del desiderio nella popolazione (nel ’68 il Viagra l’avrebbero venduto ai novantenni, oggi lo vendono ai quarantenni).


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L’importante studio di Paweł Stanisław Gałuszka, recentemente e meritoriamente edito da Cantagalli, rivela appunto al grande pubblico che il giovane cardinal Wojtyła

organizzò, insieme all’Istituto della Famiglia presso la Pontificia Facoltà Teologica di Cracovia, tre sessioni interdisciplinari di teologi e medici: 8-9 febbraio 1975, sul tema Aspetti specialistici dell’aborto, 7-8 febbraio 1976 dal titolo Aspetti specialistici del problema della contraccezione, 5-6 febbraio 1977 sulla questione Castità prematrimoniale.

P.S Gałuszka, Karol Wojtyła e Humanae vitae, 353

Aborto, contraccezione, castità: tout se tient, e il perno è proprio la pienezza (o la desolazione) dell’intimità coniugale: quel giovane cardinale ci aveva visto lungo – più lungo degli episcopati “progressisti”, che già allora volevano accodarsi (in ritardo come sempre) alle mode del mondo – e la Provvidenza lo aspettava poco più di un anno dopo per farne il Vescovo di Roma.




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Oggi il mondo è cambiato, certo: negli anni in cui Giovanni Paolo II faceva le sue memorabili catechesi i giovani non-cattolici guardavano ai giovani cattolici come a degli alieni (e spesso questi ultimi vivevano solo a sprazzi, e spesso senza comprendere le ragioni ultime del loro stile di vita); oggi quella lezione è maturata in una consapevolezza nuova, e innumerevoli giovani vecchi di ogni età brancolano in tondo, qualcuno dirigendosi a tastoni verso quei pochi che sembrano avere un’idea del senso della vita.

Si vede – fra le altre cose – dalla voglia che hanno di fare l’amore. Come Dio comanda.

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complementarietà dei sessicoppiafocus sessualitasesso
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