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«I rapporti prematrimoniali?» «Un vero peccato!» «Ma “mortale”?» «Eh… vediamo…»

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Giovanni Marcotullio - pubblicato il 13/03/18

Così la questione del perdono – che già non si limita al solo tradimento, fisico e sessuale, ovviamente – si allarga a tutta una gamma di sfumature che sottendono proprio il tradimento (fisico e sessuale)… anche se nessuno se ne accorge. Il caso più evidente è quello del marito che torna a casa e regala alla moglie il completo intimo sexy reclamizzato su tutte le pareti della città. La moglie pensa “che carino, lo vedi come ci pensa a me!”; il marito si dice “ho pure speso soldi per farla sentire apprezzata!”, ma la verità è che l’uno e l’altra stanno collaborando a un sottile adulterio ordito da chi ha speso milioni per portare la bella modella russa sotto gli occhi di tutti. La bralette, infatti, è stata trasformata da oggetto bruto (per la precisione: il reggiseno delle nostre bisnonne) in oggetto di culto, in feticcio, e il messaggio pubblicitario parla all’uomo dicendogli: «Compra questo a tua moglie, a letto ti ricorderà Irina Shayk». Alla donna parla dicendole: «Se somiglierai, anche poco, a Irina Shayk, tuo marito ti desidererà di più». Così l’uno e l’altra spendono tempo, soldi ed energie vitali nel desiderare ciò che non hanno e nel tentativo impossibile di diventare ciò che non sono, per di più con l’aggravante data dal fatto che su quel manifesto, a voler essere pignoli, la bella russa era poco più del punto di partenza di un sapiente fotoritocco. Quella donna non esiste, eppure le donne desiderano essere lei e gli uomini possederla, e per questo s’innesca un circolo da centinaia e centinaia di milioni che, solo, rende ragione dell’imponente investimento fatto per trasformare un poco di pizzo in un feticcio che operi incantesimi.




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Questo cosa dimostra? Molte cose, ma nella fattispecie ci limitiamo a sottolineare due aspetti:

  1. l’unica via per chi voglia praticare una vita sessuale che contribuisca a costruire la propria identità è la castità;
  2. ogni divagazione rispetto a questa condotta è già in sé stessa pericolosa (anche se i danni si evidenziano solo a medio-lungo termine).

Certo, «un simile discorso è duro: chi potrà accoglierlo?» (Gv 6, 60). È sempre la stessa cosa, quando la proposta cristiana mostra i suoi scorci più esigenti, ma si tratta sempre dei più pieni di senso. Ogni credente infatti sa che

il perfetto amore coniugale deve essere contrassegnato da quella fedeltà e da quella donazione all’unico Sposo (ed anche dalla fedeltà e dalla donazione dello Sposo all’unica Sposa), su cui sono fondati la professione religiosa ed il celibato sacerdotale.

Lo diceva Giovanni Paolo II il 14 aprile 1982, ma lo faceva proponendo una sintesi autorevole della viva Tradizione della Chiesa. Sempre nel “quarto ciclo” di quella che sarebbe diventata universalmente nota come “teologia del corpo”, il Papa polacco esprimeva un raffinato passaggio di antropologia teologica personalistica:

Sebbene la continenza «per il Regno dei cieli» si identifichi con la rinuncia al matrimonio – che nella vita di un uomo e di una donna dà inizio alla famiglia —, non si può in alcun modo vedere in essa una negazione del valore essenziale del matrimonio; anzi, al contrario, la continenza serve indirettamente a porre in rilievo ciò che nella vocazione coniugale è perenne e più profondamente personale, ciò che nelle dimensioni della temporalità (ed insieme nella prospettiva dell’«altro mondo») corrisponde alla dignità del dono personale, collegato al significato sponsale del corpo nella sua mascolinità o femminilità.

Lo so, Giovanni Paolo II scriveva molto complicato, quando ci si metteva, ma suggerisco di rileggere questo passaggio tutte le volte che sia necessario a comprendere: tra le altre cose, Papa Wojtyła vi spiegava proprio la storia della bralette, ovvero che solo un’attenta custodia e una vera promozione della virtù della castità può tutelare la godibilità della vita sessuale.

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complementarietà dei sessicoppiafocus sessualitasesso
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