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Eleonora Cecere, ex di Non è la Rai, racconta la malattia e il bisogno di affidarsi a Padre Pio

ELEONORA CECERE
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Tutti siamo a nudo quando il dolore ci fa alzare lo sguardo dal nostro limite ferito

Può essere un tema obliterato, in realtà è la verità nuda e cruda: la malattia ci mutila e perciò ci rende bisognosi. Può insinuarsi l’idea che pregare, in momenti simili, sia pure ipocrita, biecamente utilitaristico; soprattutto se giudichiamo gli altri, magari commentando a denti stretti: «Pensa un po’, anche quello lì s’è messo a pregare adesso che sta male!».

Sia quel che sia, resta vero che l’uomo ferito che prega è un’immagine di autentica verità; anche se abbiamo motivazioni zoppicanti, la posizione è di per sé giusta: staccarsi dalla prospettiva egocentrica e affidarsi. Non abbiamo il potere di leggere nei cuori altrui, ma possiamo sempre apprezzare un gesto nel suo valore esemplare per tutti.

Fa parte delle regole che la vita di un personaggio pubblico abbia una risonanza elevata, anche quando si tratta di mettere a tema percorsi complessi, difficili e molto poco vip. Nadia Toffa ha raccontato che in occasione del malore avuto a Trieste lo scorso dicembre le fu vicino un collega delle Iene molto religioso che fu insistente nel suggerirle di pregare; e lei lo fece di tutto cuore, ha dichiarato. È proprio tutto qui, non c’è altra notizia se non condividere a reti unificate che il dolore ci rende umili e a fuoco sul bisogno di un bene di cui da soli non siamo capaci; che, forse, è pure più complessivo del guarire.

Anche Eleonora Cecere, ex ragazza di Non è la Rai e ora attrice teatrale affermata, ha condiviso attraverso un’intervista al settimanale Nuovo la sofferenza cominciata lo scorso ottobre con forti dolori ed emorragie. Questa brutta spia la porta a scoprire di avere un’endometriosi e un fibroma. Eleonora è mamma di due bimbe, su Instagram dichiara l’amore per la sua famiglia con foto spontanee e quotidiane; non è però meno doloroso accettare che la strada per guarire sia l’asportazione dell’utero e delle tube. Il suo compagno Luigi la sostiene e decidono per l’isterectomia. Lei accenna con chiarezza alla ferita che è per una donna essere privata dell’ipotesi di diventare nuovamente madre, poi conclude sintetica:  «Mi sono avvicinata a Padre Pio perché ho sempre amato la sua figura e la sua storia. E lui mi ha aiutato».

Non c’è bisogno d’altro, non occorrono dettagli pruriginosi. Basta questo: una persona che alza lo sguardo dal proprio limite ferito.

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