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Avete anche voi una “spina nel fianco”? E qual era quella di san Paolo?

SAINT PAUL
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Tra le tante espressioni ideomatiche coniate dall'Apostolo delle Genti, quella della “spina nel fianco” resta senz'altro una delle più popolari. Dura croce per gli interpreti di ogni epoca, nasconde nondimeno un tesoro per ogni cristiano.

Spesso arrivano in redazione domande difficili, in materia teologica. Domande di dogmatica, di diritto, di morale, di esegesi, di storia… quasi sempre si tratta di domande “sui misteri della fede”, ma qualche volta tocchiamo anche altri misteri. Sì, perché se “il Mistero” per eccellenza è «il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose» (Ef 1, 9-10), e «questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato […] per mezzo dello Spirito» (Ef 3, 5)… tuttavia esistono tanti piccoli misteri che, fioccando in ogni faccenda umana, si trovano pure nelle “cose di Dio”.

Ad esempio: che cosa non sappiamo ancora, circa gli sviluppi dei lavori sulla Humanæ vitæ, a cinquant’anni dalla pubblicazione dell’enciclica? Chi fu il vero autore dell’Imitazione di Cristo? Com’era strutturata la vita ecclesiale nelle comunità giovannee dell’Asia minore? E mille e mille altre ancora, essendo innumerevoli le cose che ignoriamo. Cose storiche, per le quali non basta la pura ragione e non serve neppure la Rivelazione. Trovo sempre molto emblematico che la verità perfetta del Vangelo si presenti sempre mescolata a un ginepraio di incertezze, di punti di domanda, di risposte sospese.

Una di queste domande, pervenutaci in Redazione, suonava: «Che cos’è la “spina nella carne” di San Paolo?». Il lettore faceva evidentemente riferimento a 2 Cor 12, 7, passo famoso di una non altrettanto studiata epistola paolina:

Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia.

Un’espressione così forte da essere diventata proverbiale: ancora oggi in italiano si dice “avere una spina nel fianco”, e con ciò ci si riferisce a persone o cose che risultino insieme fastidiose se non dolorose, causanti una condizione complessiva irresolubile e però in ultima analisi salvifica.

L’espressione di Paolo è molto sibillina, nella sua indiscussa efficacia: questo agente è una cosa, ma anche una persona (addirittura un satellite del diavolo), compie (simbolicamente) un’azione umiliante come lo schiaffeggiamento; inoltre la sua provenienza è oscura (è un incaricato di satana) ma il suo fine è buono (che l’Apostolo non monti in superbia): ce n’è abbastanza per mandare in tilt gli esegeti, malgrado questi siano avvezzi alle “cruces” dei testi.

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