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Il miracolo che ha reso santo Paolo VI

© Archives CIRIC
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Amanda, la bimba che non poteva nascere

Vanna e Alberto da Villa Bartolomea, in provincia di Verona, si rivolgono al Beato Paolo VI nel 2014 quando la piccola Amanda, ancora nel grembo materno, non aveva più nessuna speranza di vita: alla 13esima settimana si erano rotte le membrane che avvolgevano il liquido amniotico e la sopravvivenza della bimba era ormai solo una questione di fede. E così è stato. A raccogliere questa testimonianza ci pensa La Nuova Bussola Quotidiana:

E’ il suo il caso che la Congregazione per le Cause dei Santi ha studiato per affermare di fronte all’orbe cattolica che Papa Paolo VI, il papa che chiuse il Concilio Vaticano II, il Papa della contestata enciclica Humanae Vitae, è santo. Scherzi del destino? A condurre Giovanni Battista Montini sugli altari sarà un miracolo legato ad una vita che non doveva nascere, una vita che riscatta le tante esistenze che oggi vengono buttate via con l’aborto volontario e impedite con la contraccezione. Proprio lui che con Humanae Vitae affermò la sacralità della vita fin dal concepimento (9 marzo).

Fino ad ora aveva prevalso il riserbo sulla questione, così come la Chiesa aveva richiesto fino a che non fossero stati sciolti gli ultimi dubbi e gli ultimi passaggi di questo importante riconoscimento, da poco firmato a Papa Francesco.

La storia ora ha fatto il giro del mondo: la rottura delle membrane, la diagnosi infausta di morte certa, nonostante sul vostro cammino abbiate incontrato medici disposti a utilizzare tutte le tecniche oggi a disposizione. E poi il prosieguo della gravidanza fino al parto. Ma questa storia quando inizia? 
Inizia con l’acquisto di una culla usata.

Una culla?
Una culla. Avevo risposto ad un annuncio per l’acquisto di una culla usata, la mia seconda gravidanza era appena iniziata. Una volta accordatami con la proprietaria andai a casa sua, concludemmo l’“affare” e caricai la culla in auto. Vidi che era completamente nuova e le chiesi il motivo.

E lei?
Mi rispose che la sua bimba non ci dormì mai. Ingenuamente, pensai a quei casi in cui i neonati non ne vogliono sapere di dormire da soli e restano nel letto dei genitori. Ma la sua risposta mi gelò il sangue.

Perché?
Perché mi disse che la sua bimba morì pochi mesi dopo la nascita. Aveva la Trisomia del 13. Mi mostrò le foto e rimasi molto colpita. Quella notizia mi spaventò.

Tornò a casa?
Mi interrogai molto e rimasi sconvolta, iniziai a pensare che io non sarei mai riuscita a portare avanti una gravidanza in quelle condizioni e la paura che la mia bimba non fosse sana mi fece prendere la decisione drastica di effettuare dopo pochi giorni un’indagine prenatale invasiva. Ma la villocentesi andò male.

Le diagnosticarono una malformazione?
No. Dopo due giorni ebbi la rottura delle membrane con perdita di liquido amniotico.

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