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Vuoi una Quaresima migliore? Vai all’inferno!

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La meditazione sull'inferno è una pratica fondamentale, soprattutto in questo periodo

Che tipo di Quaresima avete vissuto finora? Avete tenuto fede ai vostri propositi? Cadete ma vi rialzate? Avete rinunciato? Quest’anno non vi siete nemmeno scomodati a pensare alla Quaresima?

Non importa come sia stata la vostra Quaresima fino a questo momento – è incompleta senza una meditazione sull’Inferno.

Le meditazioni sulle “Quattro cose ultime” (Morte, Giudizio, Paradiso e Inferno) non sono più comuni come una volta nel discorso cristiano e nelle arti. Forse il motivo è che alcune rappresentazioni dell’Inferno e di chi lo occupa sono così grottesche da invitare alla derisione piuttosto che a una sorta di santo orrore che potrebbe portare al pentimento. Alcuni dicono che “un Dio amorevole non condannerebbe le persone alla dannazione eterna”, ed è quasi vero, ma non del tutto – siamo noi a dannarci con il nostro rifiuto ostinato di Dio.

È davvero possibile un rifiuto così terribile di Dio e dei suoi doni? Abbiamo davvero il potere di agire in modo così decisivo e totale contro i nostri interessi? Consideriamo queste parole della poetessa Elizabeth Barrett Browning, tratte dal suo A Drama of Exile: “Anch’io ho la forza – forza di guardarlo e non adorarlo. Forza di allontanarmi e non rivolgermi a lui”.

La poetessa ha messo queste parole in bocca a Lucifero, che è il modello del peccato – una ribellione contro e un rifiuto dell’autorità e dell’amore di Dio. Quella forza terribile – la forza di “guardarlo e non adorarlo”, “di allontanarmi e non rivolgermi a lui” – è una forza che ha ogni essere umano, una forza che ogni onesto peccatore sa di aver esercitato. Quali sono le conseguenze di questa ribellione e di questo rifiuto finale di Dio?

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