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Una piccola donna ci invita a far festa perché Dio è cocciuto e ci strappa dal nulla

FEET, PINK, NEWBORN
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Quando comincia il travaglio che avrebbe portato alla nascita della piccola Sophia la mamma non sapeva nemmeno di essere incinta: travaglio, parto podalico, arresto cardiaco, rianimazione. Mamma, figlia, vicina; tutte donne

Cara Sophia,

lasciatelo dire: sei bellissima. Hai solo pochi giorni di vita, ma imparerai che questa faccenda della bellezza a noi donne interessa molto, anche se facciamo finta di no. Ti scrivo perché noi adulti abbiamo imparato tantissimo da te che sei una piccolissima donna.

Tutti i giornali e le TV hanno parlato di te, hanno perfino tirato fuori da un cassetto dimenticato una parola altrettanto snobbata: miracolo. Betlemme era un piccolissimo paese per l’evento grandioso che ospitò; allo stesso modo Borgosatollo, dove sei nata, è un comune di nove mila anime in provincia di Brescia. In un ritaglio di terra così preciso e modesto è accaduto un prodigio universale. Ricordatelo, quando sarai grande; hai già vinto una battaglia gigante: noi grandi ci siamo impigriti o rimbambiti, ci siamo convinti che la realtà ospiti solo eventi prevedibili dalla legge causa-effetto. Abbiamo smesso di pensare che anche una piccola margherita del prato sfugge alla logica del necessario e utile ed è un puro atto gratuito di bellezza.
Tu sei piccolina, ma non sei passata inosservata come una margherita. Dio ha fatto cose grandi con te. Siamo ancora tutti qua a rimuginare come sia possibile che tu sia nata: fai parte di una grande famiglia, hai cinque fratelli e la tua mamma si era fatta chiudere le tube, eppure è rimasta incinta di te e non se n’era accorta. Il travaglio inatteso è stato un putiferio e quando sei uscita, podalica oltretutto, il tuo cuore si è fermato. Santo cielo, quanti ostacoli per venire alla luce.
Sei stata rianimata da una vicina di casa e amica della tua mamma, con cui condivide il peso quotidiano di lavoro e famiglia. Dicono che l’invidia sia la cifra del femminile, ma se badassimo meno alle vetrine del mondo e sbirciassimo di più tra i pianerottoli dei condomini di periferia troveremmo storie di ordinario sostegno tra madri.
Insomma alla fine l’aria è entrata nei polmoni e questa grande avventura della vita, che tu hai cominciato nel modo più tortuoso possibile, si è messa in moto. Hai pianto. E tutti attorno hanno riso.

Sai che è tanto simile a un racconto che il grande Charles Dickens scrisse nell’800? Quando leggerai Oliver Twist lo sentirai come un fratello di imprevisti, anche lui è stato sospeso in un vuoto lungo e drammatico prima di cominciare a respirare. E della voce di questo neonato sfortunato e buono Dickens fece la bandiera da sbattere in faccia agli egoismi della potente civiltà industriale inglese. Sto provando a imitarlo; è un buon metodo copiare da quelli bravi, piuttosto che inventarsi da soli delle stupidaggini che coccolano l’orgoglio.
E dunque, quando sei arrivata in ospedale viva, sana e salva, i medici hanno controllato e misurato il miracolo che sei: due chili e 950 grammi di speranza divina.

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