Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Perché San Francesco d’Assisi è stato un cristiano e non Gesù Cristo un francescano

JESUS SAINT FRANCIS
Condividi

Una questione importante per orientarsi nella fede cristiana


Questa definizione, che doveva costituire un tratto distintivo della loro identità, provoca violenti conflitti con i maestri secolari dell’università di Parigi e il clero secolare e, nel contempo, diviene un segno di contrasto tra i frati stessi; ma essa era molto lontana dall’idea che il Poverello si era fatto della povertà e ancor più con il modo in cui l’aveva vissuta[4].
Queste ultime riflessioni evidenziano la necessità, non sempre percepita con chiarezza sino a epoca recente, di distinguere Francesco d’Assisi dal francescanesimo istituzionale e culturale. Tale affermazione non significa che i frati Minori, nel loro insieme e dopo il periodo delle origini, abbandonassero o tradissero il suo messaggio. Dire ciò sarebbe un assurdo: nel corso dei secoli nessun ordine religioso ha intrattenuto con il suo fondatore un rapporto affettivo tanto forte né ha tentato così spesso di rimettersi al suo ascolto.
Ma occorre riconoscere che le famiglie spirituali, che si sono richiamate a lui, talvolta si sono accontentate di ripetere formule prive oramai di ogni significato concreto, mentre l’autentica fedeltà consiste «nell’inventare un presente». Il Povero d’Assisi era stato il protagonista di un’altra storia, diversa da quella dei suoi discepoli: storia che, con ogni probabilità, di per sé non poteva affermarsi e perpetuarsi nel contesto della Chiesa e della società del tempo.
Questo relativo fallimento non toglie nulla alla significatività del suo messaggio. Al contrario, poiché contiene numerose virtualità che non hanno potuto svilupparsi nel passato, quel messaggio conserva una reale «forza di contemporaneità», suscitando ancora il nostro interesse[5]Francesco non è stato l’unico autentico cristiano che la storia ha conosciuto, forse neppure il più perfetto. Ma non ha cessato, dal secolo XIII, di esercitare un effettivo fascino sugli spiriti e costituisce ancora oggi una figura a cui gli individui e le società si rapportano in modo giovevole per trovarvi, secondo la parola evangelica,
 nova et vetera, verità antiche e idee nuove».

Vauchez, da storico, asserisce insomma che Francesco ha interpretato a suo modo, privilegiando taluni aspetti, trascurandone altri ed adattandoli al suo tempo, la “forma” del Cristo. E proprio questo, nella sua prospettiva che è da condividere, non implica assolutamente una diminuzione della statura del santo di Assisi, bensì permette alla grandezza ed alla semplicità della sua personale rilettura di Cristo di emergere.

Nelle parole di Vauchez sembra riecheggiare la riflessione che G.K. Chesterton mise per iscritto in un volumetto sul santo di Assisi, che, pur non avendo le accortezze del lavoro di uno storico di professione, coglie ugualmente nel segno[6].

Chesterton infatti, come Vauchez al termine del suo scritto[7], pone una questione straordinariamente semplice, domandandosi se con Francesco era nata una nuova religione e se egli doveva essere considerato letteralmente un altro Cristo, cioè qualcuno che poteva pretendere di essere seguito esattamente come il Cristo aveva preteso di essere seguito. Se questa fosse stata l’interpretazione corretta del messaggio di Francesco, da quel momento in poi non avrebbero potuto esserci nella chiesa altro che francescani e tutti avrebbero dovuto o seguire il santo di Assisi o rinunciare al titolo di “cristiani”[8]:

«Riuscirà molto difficile, al candido osservatore benpensante, negare che il papa aveva ragione quando insisteva nel dire che il mondo non era fatto per soli francescani. In questo consisteva il problema della disputa. Ma c’era qualcosa di più ampio e importante che andava al di là di questo aspetto particolare e pratico. Mi riferisco a quell’agitazione di cui ci accorgiamo leggendo la controversia.
Penso di essere nel vero, riassumendo così la questione. San Francesco era un uomo così grande e originale che aveva in sé qualche cosa della sostanza che forma il Fondatore di una religione. Parecchi dei suoi seguaci erano più o meno pronti, nei loro animi, a trattarlo come tale. Essi desideravano far sì che lo spirito francescano si sottraesse al cristianesimo, come un tempo lo spirito cristiano aveva eclissato quello di Israele. Francesco, quel fuoco che correva attraverso le contrade d’Italia, doveva essere l’iniziatore di una conflagrazione nella quale si sarebbe consumata l’antica civiltà cristiana».

Se tutti avessero dovuto, per essere cristiani, vivere come Francesco non sarebbero potute sorgere successivamente figure come quella di Dante o comunque queste non avrebbero potuto meritare il titolo di “cristiane”[9]:

«Ho già notato che nel primo poeta italiano [Francesco d’Assisi] non c’è traccia di tutta quella mitologia pagana che seguì a lungo, anche dopo il paganesimo. Il primo poeta italiano sembra non aver mai udito Virgilio. È in questo senso speciale che egli è poeta. È perfettamente giusto che chiamasse usignolo un usignolo, il cui canto non era corrotto o rattristato come nei terribili racconti di Itilo o Procne. In breve, è perfettamente giusto e quasi desiderabile che San Francesco non conosca Virgilio.
Ma vorremmo davvero che Dante non conoscesse Virgilio? O che Dante non avesse mai letto una mitologia pagana?
 È stato detto che l’uso di queste favole, fatto da Dante, è parte di una più profonda ortodossia; che le gigantesche figure di Minosse e Caronte sono allegorie di un’enorme religione naturale, che serpeggia in tutta la storia e simboleggia la fede.
Va bene citare Sibilla, come Davide nel
 Dies irae, ma è pur vero che San Francesco avrebbe bruciato tutti i fogli di tutti i libri della Sibilla, in cambio di una foglia fresca dell’albero più vicino. E questo è tipico di San Francesco. Ma è bene avere tanto il Dies irae quanto il Cantico di frate sole».

Chesterton ritiene a ragione che la sapienza della chiesa, allora come oggi, seppe mostrare che esistevano diversi modi di vivere il cristianesimo – come , ad esempio, quello di Francesco e quello di Dante – in una relazione tale da non escludersi a vicenda[10]:

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.