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Sei incinta e vuoi vivere al meglio la Quaresima? Niente paura, o almeno non troppa

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Ecco alcuni consigli su come trasformare in mortificazioni salutari per la nostra anima le difficoltà e i sacrifici che la gravidanza ci regala

Questo sarà un articolo pieno di se e distinguo. E anche di alcuni luoghi comuni (veri). Il primo: “ogni gravidanza è a sé”. Verissimo! Ogni figlio che comincia ha una storia tutta sua, a partire da subito. E se la durata di questo suo cominciamento dentro di noi dovesse coincidere con la Quaresima (eventualità tutt’altro che remota, viste le reciproche durate) e noi intendessimo viverla seriamente, sapremmo che ci tocca misurarci anche con il digiuno.

Quello, insieme con l’elemosina e la preghiera, ci allena alla conversione, ci distrae dalle cose superflue e come ogni preparatore atletico che si rispetti ci rende più sicuri e fluidi in certi movimenti: come quello dello sguardo che si abitua a guardare in alto, vicino e in fondo. Il digiuno serve quasi a farci diventare il congiuntivo del Padre Nostro, per via del fatto che chiediamo al Suo Regno, più convinti e più complici, che venga e presto.

Il digiuno che la Chiesa ci chiede è una cosa e una cosa sola; conviene rassicurarci su questo, scriverlo a chiare lettere per poi magari rileggerlo; dopo, solo dopo, forse possiamo anche allontanarci a passo spedito verso le sue versioni metaforiche (digiunare da pensieri impietosi, digiunare dal desiderio di fama, digiunare dallo shopping, digiunare dalle chiacchiere…)

Il digiuno è proprio quello che riguarda la privazione di cibo, quello per il quale patiscono bocca, pancia e cervello ma grazie al quale hanno grande giovamento occhi, portafoglio e spirito.

Eppure sappiamo bene che in gravidanza le esigenze nutrizionali cambiano in funzione della persona che si sta lasciando tessere, trama su ordito, nel nostro telaio segreto (e alle volte non c’è nemmeno tutta questa poesia). Comunque, torniamo a noi.

Cosa chiede la Chiesa in Quaresima rispetto a digiuno e astinenza?

Secondo il Codice di Diritto Canonico, cann. 1249-1253 noi cattolici latini ci vediamo prescritti digiuno ed astinenza dalle carni due volte l’anno: il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. E lo siamo se abbiamo più di diciotto anni e meno di sessanta. I Vescovi italiani hanno inoltre stabilito che l’astinenza dalle carni per tutti venerdì non di Quaresima possa essere commutata con altre opere di carità o penitenza. E caldeggiano l’osservanza di digiuno e astinenza anche per il Sabato Santo, fino a tutta la Veglia Pasquale.

Nello stesso documento, Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza del 1994, hanno anche aggiunto che i fedeli possano essere dispensati dall’obbligo del digiuno se c’è una ragione giusta, soprattutto per motivi di salute.

E le donne incinte o che allattano vivono una condizione di aumentato fabbisogno calorico (ma non è vero che bisogna mangiare per due, ormai lo sanno anche i sassi) e grande responsabilità nei confronti del piccolo loro affidato. Posto che qualche rinuncia gastronomica si può fare ugualmente vediamo come sfruttare a beneficio nostro e del cammino quaresimale le piccole torture che “il protocollo gravidanza sicura” ci impone, mettendoci dentro l’intenzione giusta!

Ecco un elenco semiserio di mortificazioni che possiamo offrire a beneficio della nostra anima nel tempo che ci prepara alla Pasqua.

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