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La finestra magica di una casa perfettamente disordinata

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C'è spazio per una fantasia che ci educa alla premura anche tra le quattro mura di una vita per nulla ideale

Tutto verissimo, almeno per me. Eppure non riesco a rassegnarmi all’idea di questa impotente mancanza di una casa ideale. Secondo me anche le nostre disordinatissime, scolorite, rumorose dimore sono già l’ideale, perché noi che ci abitiamo le abbiamo riempite di noi, abbiamo scelto – magari rinunciando al lusso bellissimo – oggetti piacevoli, per il nostro gusto. E poi sono abitate. Mi guardo attorno e vedo il divano un po’ liso, su cui però ho guardato il responso del test e ho scoperto di essere incinta; vedo una sedia di plastica, da cui un certo giorno mio figlio ha mollato la presa per azzardarsi a camminare. Insomma, ci sono cose logore, non tutto è a posto, il parquet è rigato. Eppure questa è la mia casa ideale, perché è qui – in questo posto particolare, tra queste quattro mura – che la mia famiglia si adopera per mettere in pratica il desiderio di una dimora di bene. Non sempre ci riusciamo.

Aiutando mio figlio nei compiti, un giorno ci siamo imbattuti in un bel racconto. Parlava di un bimbo che si metteva a guardare la pioggia fuori dalla finestra; ma il vetro si appannava. Tentando di disappannarlo, il bimbo si accorgeva di una cosa meravigliosa: passando le sue mani sul vetro aveva il potere di far scomparire o apparire le cose che c’erano al di là della finestra. Se cancellava con la mano, le case e i giardini sparivano; se disegnava un albero o un fiore con le mani sul vetro appannato quegli oggetti apparivano nella realtà. A quel punto un pensiero repentino mi ha attraversato il cervello: “Uhm … potrei far sparire con un colpo di mano tutti miei vicini rompiscatole”. Per fortuna l’ho solo pensato, perché di lì a poco mio figlio mi avrebbe fatto vergognare. Lui, infatti, si è fermato di botto nella lettura e mi ha detto con voce entusiasta: “Pensa un po’, mamma, se avessimo questa finestra io potrei disegnare per babbo una strada più corta per arrivare al lavoro”. Mio marito fa quotidianamente 80 km all’andata, e altrettanti al ritorno, per arrivare in ufficio. Eccola qua, la finestra dei desideri … che è anche un po’ lo specchio della verità. Io meschina, mio figlio premuroso. Vorrei tanto avere nella mia casa ideale questa finestra, perché la nostra fantasia talvolta è in grado di svelare più verità di quanto lo facciano i nostri discorsi seri e ragionati. Ogni tanto, a fine giornata, mi farebbe bene un bell’esame di coscienza, tipo: oggi cosa ci faresti con quella finestra? Cancelleresti, disegneresti? Cosa, chi? Perché? E in base alla risposta, credo che ne dedurrei il lavoro concreto da fare a casa mia.

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