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Servire il Signore in digitale: in Vaticano la prima “hackatona”

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Dall’8 all’11 marzo 130 nerd si raccoglieranno a Roma per studiare prospettive di sviluppo tecnologico per le attività pastorali della Chiesa. Il responsabile, Padre Sabloir: «La Chiesa ha sempre saputo approfittare delle innovazioni per la propria missione»

Circa 130 appassionati di informatica saranno presenti in Vaticano, dall’8 all’11 marzo 2018, per partecipare alla “hackatona” VHacks. Si tratta di un appuntamento di workgroup mirato a sviluppare programmi dedicati a progetti solidali.

L’avvenimento è organizzato dal Segretariato per le Comunicazioni della Santa Sede e dalla fondazione OPTIC, presieduta da padre Eric Sabloir. Intervistato da i.Media, il prete domenicano afferma che questo avvenimento si iscrive pienamente nella tradizione della Chiesa, che si è sempre interessata da vicino all’innovazione.

Come è venuta fuori l’idea di VHacks?

La prima hackatona dedicata alla Chiesa è nata a San Francisco, in California, nel 2014. I domenicani hanno lì una parrocchia nella cui comunità una buona parte dei giovani lavora in compagnie come Pixar, Google, Salesforce o Twitter. Le hackatone sono cosa comune, in quei contesti. Ecco com’è nata l’idea di organizzarne una a beneficio esclusivo della Chiesa, per svilupparla e sostenerla.

Un anno fa abbiamo incontrato in Vaticano delle persone molto sensibili a questa iniziativa. Poi degli studenti di Harvard sono venuti e ci hanno suggerito di fare una hackatona direttamente in Vaticano. Adesso è un anno che prepariamo questo grande appuntamento.

Questa hackatona rappresenta un’occasione, per la Chiesa, di riprendere slancio in termini di innovazione?

La Chiesa si è sempre occupata di innovazione. Quando si è interessata alla radio o alla televisione, è accaduto sempre agli inizi del fenomeno. Quando la prima messa è stata ritrasmessa in televisione, in Francia, nel 1948, c’erano ancora poche stazioni televisive nel Paese. Radio Vaticana stessa fu fondata agli albori della storia della radio. Penso che la Chiesa abbia sempre saputo trarre vantaggio dall’innovazione per la sua missione. Attraverso la hackatona noi ci iscriviamo in questa tradizione. Può sembrare distante dall’azione pastorale nelle parrocchie, ma penso che all’epoca la televisione lo sembrasse ugualmente. Non ci si rende conto, oggi, fino a che punto l’idea di trasmettere una messa in diretta televisiva sconvolgesse l’ordine delle cose.

E il Vaticano come pensa di collocarsi? Vorrebbe produrre applicazioni, nell’avvenire?

L’idea non è tanto che il Vaticano produca applicazioni, quanto invece che inizi un movimento. La Santa Sede potrà sottolineare i propri bisogni, le attese e le difficoltà. I giovani partecipanti a VHacks potranno in seguito fare proposte e produrre applicazioni utili alla missione della Chiesa. Oggi a nessuno fa più problema utilizzare un’applicazione. La gente non si pone più la questione, ma si domanda invece come certi strumenti possano essere i più utili possibile per la Chiesa, per le ong e per tutta la società.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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