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Se non perdoniamo davvero, ci mettiamo in galera

FEMMES S'ENLAÇANT

© Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 06/03/18

Il perdono offerto invece diventa una doppia grazia: grazia a chi si perdona e grazia a chi perdona

In quel tempo Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.
Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.
Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito.
Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa.
Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!
Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito.
Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.
Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato.
Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?
E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello». (Matteo 18,21-35)

«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?. E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”». La poesia di questo vangelo crolla immediatamente quando il fratello in questione diventa il nostro e quando la cosa da perdonare più e più volte a che a che fare con la nostra pelle e la nostra sofferenza. Diciamoci la verità, perdonare non è proprio facile. Ma Gesù non chiede semplicemente di perdonare, bensì di trasformare il perdono in un atteggiamento abituale.

Ma quanto è giusto perdonare sempre? E invece quanto sarebbe giusto delle volte non perdonare proprio per far comprendere la gravità di qualcosa? Questo tipo di dubbi nascono in noi dal fatto che quando pensiamo al perdono, lo pensiamo come qualcosa di staccato dalla giustizia. Il perdono vero non prescinde dalla giustizia, ne è invece una modalità di applicazione. Per farlo comprendere Gesù racconta una parabola.

Un uomo ha un grande debito che non può pagare, deve andare a finire in galera per questo, ma il re gli condona il debito e lo lascia libero. Nella stessa situazione quest’ultimo decide invece di non perdonare un suo pari. Conclusione? Finisce in galera per non aver usato lo stesso metro di misura. Morale della favola: non perdonare è una galera più per noi che per chi non vogliamo perdonare.

Perché ostinarsi a mantenere in piedi un debito, una mancanza, una sofferenza, ci costringe a dover star male come forma di giustizia. Il perdono è una forma di liberazione non solo per chi ha sbagliato ma anche per chi ha subito il torto. Il problema è però che le chiavi ce l’ha solo chi è nelle condizioni di dover dare il perdono. Quel perdono dato, infatti, diventa una doppia grazia: grazia a chi si perdona, e grazia a chi perdona. E perché mai dovremmo farlo? Perché mai dovremmo perdonare? Perché noi per primi siamo perdonati ogni giorno dal Signore, motivo per cui siamo ancora qui a raccontarlo.

#dalvangelodioggi

Tags:
vangelo
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